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C3, BluCeleste in profondità

Lecch fu, siccome immobile…

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Tempo fa, diversi mesi fa per non esser troppo precisi, iniziammo a preoccuparci. Prima con la falsa convinzione di essere forse in anticipo sui tempi: la priorità in quel momento era dare solidità alla squadra, che ancora aveva acceso un lumicino di speranza legata ad una possibile (non probabile) clamorosa rimonta in classifica.

Poi, dopo Crema diciamo, chi guardava oltre il cuore e ragionava con la logica dei numeri e delle deludenti prestazioni della squadra in trasferta, ha messo via l’idea di poter lottare per la promozione diretta, puntando sui play off “giusto per dare un senso alla stagione” ma ben sapendo che alla fine l’utilità degli stessi sarebbe stata pari a quella di una forchetta per bere il brodo.

Distratti dalle squalifiche del campo, dalle multe da categoria superiore, dagli arbitraggi che come da tradizione se avevano l’occasione per dare una mano agli altri non si tiravano indietro, un po’ tutti si sono dimenticati che il futuro non sarebbe stato (tanto) nei gol del Toro, nelle lotte corpo a corpo di Sarao, nella corsa di Mauri o nelle geometrie di Di Ceglie. Ma che la vera battaglia andava combattuta fuori dal rettangolo verde: in sede, dentro gli uffici di qualche banca, sulle frequenze telefoniche, nei percorsi delle mail, dei fax. Laddove si decidono le sorti delle società (non necessariamente di calcio), le strategie entro le quali muovere l’unico attaccante che segna sempre, l’unico portiere che para a prescindere, l’unico regista che fa lanci al millimetro, l’unico allenatore che non sbaglia mai formazione e sceglie sempre la tattica perfetta: i danée.

Siamo tutti d’accordo che, senza un ritorno (d’immagine sì, ma soprattutto in termini economici sotto forma di lavori, appalti, commesse, ritorno pubblicitario: chiamatelo come volete, la sostanza l’avete capita) ormai nel calcio come negli altri sport non mette soldi più nessuno. I mecenati li possiamo contare sulle dita di una mano; i “tifosi” trasferitisi dietro la scrivania idem: oggi in giro restano i “professionisti del calcio”, vale a dire quelli che saltellano da una società all’altra per avere visibilità e raggranellare qualche soldo facendo plusvalenza grazie alle conoscenze e alle abilità manageriali oltre che tecniche. Oppure i “malati di calcio” che riversano in quella che resta una passione parte dei guadagni della loro reale professione. Alla fine, di gente che è rimasta in mutande per aver investito nel calcio ne conosciamo ben poca: in fondo un fallimento pilotato, una retrocessione spazzaviatutto, una fuga lasciando il buco la trovi sempre come via d’uscita. Certo, la faccia la perdi: ma il conto ancora attivo in banca ti consente anche un bell’intervento di chirurgia plastica per rifartela, volendo…

Bene. Detto ciò la domanda vera oggi, giugno ormai inoltrato, è ancora quella di diversi mesi fa: la Cento Bluceleste che fa ? Abortito il “progetto-Olginatese” (sicuri ?) che strade aperte ha davanti ? E soprattutto: quale intende percorrere ? La scelta rischia di diventare secondaria, qualora non si trovi una soluzione che porti con sé anche una struttura societaria già oliata e un gruppo di giocatori “pronti”. Perché quelli che abbiamo (avevamo…?) oggi non sanno nemmeno se dovranno restare o meno, idem l’allenatore, idem il direttore sportivo, idem lo staff medico-sanitario: tutti abbandonati a se stessi.

Nessuno parla, nessuno spiega, nessuno si espone. Dietro le scrivanie tutto tace. Lecco guarda sonnacchiosa, sostanzialmente se ne fotte. Restano a lottare e sperare solo i tifosi. Ma quelli, con la loro passione e il loro amore per IL LECCO, sono importanti solo quando c’è da fare gli abbonamenti o trovare consensi: vero, cari signori che muovete i fili là dietro ?

Ma stavolta sarà l’ultima, temiamo. Perché la corda, tira e tira, si sta sfilacciando. Quando si romperà ci sarà chi cadrà da una parte e chi dall’altra, una giusta e una sbagliata.

La storia dirà chi avrà avuto ragione. Comunque sulla nostra pelle. Indurita da anni che ci hanno trasformato in novelli Sisifo. Però con i nervi ormai a fior di pelle e due “attributi” talmente ingrossati da dover cambiare taglia all’intimo…

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