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Bruschi e Villani

Bruschi & Villani 4 Novembre 2013
Qual è il vero Lecco?

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Tempo di lettura 4 minuti

Si resta sconcertati nell’assistere alla prova di Legnago. Si rimane senza punti di riferimento, con grandi dubbi sul passato e sul futuro, da un punto di vista del gioco. Dov’è finito il Lecco ficcante, intenso e manovriero visto contro la Pro Sesto? Dov’è andata a perdersi la compattezza dimostrata?
Si parlava, alla vigilia di Legnago-Lecco, di dover eliminare quelle amnesie che nel corso di una gara il Lecco aveva sempre messo in mostra. Quei venti minuti che sono costati partite intere o, comunque, che hanno impedito vittorie già in tasca come quelle contro Olginatese e Castellana. Ieri, però, l’amnesia è durata 90 minuti e solo a sprazzi si è visto il Lecco che ci aspettavamo.
Intendiamoci: se Capogna l’avesse messa dentro oppure fosse stato fischiato un rigore sacrosanto a Nicola Rota, staremmo parlando, probabilmente, di un’altra vittoria. Ma il problema è che il Lecco a Legnago non ha giocato. E per una squadra non forte fisicamente e votata all’attacco questo è un campanello d’allarme molto preoccupante.

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Il Legnago può permettersi di giocare come ha fatto: palla lunga e pedalare. Il Lecco no. Non ha alternative al mettersi con la testa bassa a tessere trame di gioco, a ordire manovre offensive. Non ha gli uomini per fare a “sportellate”, per giocare a chi prende per primo il rinvio del portiere e la mette in rissa calcistica a centrocampo. Non ha le qualità per fare guerra di trincea.
Ma Butti non ci deve raccontare che è una sconfitta figlia dell’inesperienza e della giovane età media di questa nostra squadra. A Legnago non sono mancati Radaelli, Aldeghi, De Toni, Aldegani, Romano… O, meglio, non ci è piaciuto Aldegani e De Toni avrebbe potuto fare meglio. Ma non sta qui il punto. A Legnago sono mancati Gritti, Di Ceglie, Mauri, Castagna, Capogna, Bergamini. Insomma, i più esperti. Ecco perché ci sentiamo di ribattere al mister che non è l’inesperienza la chiave di lettura di questa sconfitta. È sicuramente la scarsa tranquillità della squadra e una rosa non certo ricca di giocatori di forte personalità, ma soprattutto, e ci dobbiamo ripetere, lo scarso carattere che la squadra possiede. Un carattere che può derivare da due cose: essere insito nei giocatori oppure essere portato dall’allenatore. E, come abbiamo avuto già modo di sottolineare, per noi mister Giuseppe Butti non ha ancora l’esperienza e il carisma necessari per dare una svolta caratteriale a questa squadra. Non gliene facciamo una colpa, visto che è una mancanza per ora non ovviabile. Ma è una constatazione che, se corretta, spiegherebbe perché un giorno il Lecco fa sognare, e un altro piangere. Il Lecco, attualmente, o tira fuori dal cilindro prestazioni sontuose, grandi giocate e giornate di grazia, oppure rischia di prendere schiaffoni da tutti. E secondo noi è un limite che ha al di là delle scelte tattiche e tecniche, giuste o sbagliate che siano (a proposito Aldegani davanti alla difesa non vorremmo più vederlo). Occorrerà badare di più a trasfondere nei blucelesti, giovani o vecchi che siano, convinzioni che sembrano smarrire da una partita all’altra. Troppo semplice farlo solamente quando si vince. Bisogna essere capaci di dare una personalità a questa squadra a prescindere, anche se è logico che i tre punti siano un tonico corroborante per chiunque… Solo così si eviteranno altre figuracce e si andrà a vedere il Lecco certi di poter assistere a una gara dignitosa e foriera di buone nuove in classifica.
Altrimenti…

A risentirci. 

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