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Bruschi e Villani

Bruschi & Villani 24 Febbraio 2014: Piedi ben piantati per terra

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Tempo di lettura 4 minuti

Il Lecco a sei punti dai play-out e a otto dai play-off ci fa pensare, per la prima volta in questo disastrato campionato che, come minimo, il prossimo anno la squadra bluceleste, sul campo, si meriterà la riconferma in serie D.

Una riconferma che, visti i chiari di luna di questo periodo, se non deve far gioire, fa sicuramente piacere. Almeno ci eviterà l’umiliazione di altre retrocessioni. Certo, il campionato era iniziato con tutt’altre speranze, ma questa è storia vecchia. Il Lecco parte in un modo e arriva in un altro, molte volte. Solo nella passata stagione si temeva una retrocessione diretta, dopo il ciclone Cala, e poi è arrivato un grande campionato. Ma la serie C di recente memoria ci insegna che sperare in un torneo di vertice, spesso è stato prodromico a una retrocessione. Ecco, almeno questo, per quest’anno, sembra evitato. Ora, però, sperando che il campionato possa decollare dopo le prossime due gare interne, che ci si augura possano portare sei punti in cascina, si può pensare ad altro.

Il che sposta l’attenzione, come sempre accade da qualche anno a questa parte, sull’aspetto societario.

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Se è vero quanto trapela, ovvero molto poco, i nuovi compratori del Lecco sono persone di gran buona volontà ma, pare, poca liquidità. Il che non aiuta ad accoglierli a braccia aperte. Stiamo parlando dell’immobiliarista di Riccione e del ristoratore di Conegliano Veneto. E quel che poi non capiamo è cosa ci facciano a Lecco due imprenditori così lontani dalle loro “zone di influenza”, per così dire. Ma, d’altronde, la voglia di disfarsi del giocattolo, rotto ormai da tempo, per la proprietà Invernizzi potrebbe essere tanta. Comprensibilmente. Resta da vedere se la soluzione Cesana, come ci è stata prospettata, sia la migliore. Si è parlato anche di una cordata se non lecchese, vicina a Lecco. Neanche questa garantisce nulla di più, se non una maggior serietà. E questo fa la differenza. È facile venire da fuori, investire e, se si è sbagliato, perdersi in un attimo all’orizzonte. Quando, invece, ci si avvicina al Lecco da lecchesi, si rischia molto di più, e non ci stiamo riferendo ai rischi dati da una piazza “calda”, per cui si riflette di più e si fanno programmi più seri. È inevitabile. Questo per dire che facciamo il tifo apertamente per una soluzione quanto più vicina possibile ai nostri confini. Non per campanilismo ma perché o arriva il magnate che punta su Lecco per la sua scalata al calcio che conta, oppure preferiamo sognare in piccolo magari, ma con i piedi ben piantati per terra. Anzi sul Resegone, dal quale Lecco appare sempre bellissima, in qualsiasi stagione e situazione. 

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