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Bruschi e Villani

Bruschi & Villani 3 Marzo 2014: Il Lecco rallenta. Fino a quasi fermarsi.

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Tempo di lettura 3 minuti

Il Lecco rallenta. Fino a quasi fermarsi. La salvezza è a un passo, salvo sorprese. Ma l’attività agonistica è ormai pesantemente condizionata da quella societaria. I compratori, forse, si presenteranno oggi o domani, ma permangono enormi incertezze sul futuro del Calcio Lecco. Non foss’altro perché non si sono mai mostrati, non si sa da dove vengono né perché. E cosa vogliano portare a Lecco, al di là delle loro persone. Una mancanza di trasparenza che, finora, è stata giustificata dal voler fare le cose “per bene”, ovvero senza mettere il carro davanti ai buoi, ma la sensazione è che ci sia poca chiarezza, in tutta l’operazione. Oggi, o domani, ne sapremo di più e l’amministratore unico Paolo Cesana ci spiegherà tutto, come pure si presenteranno i  nuovi acquirenti. Di pregiudizi non ne abbiamo, ma le domande che faremo loro saranno stringenti: quale sarà il budget a disposizione della squadra, quali i debiti da ripianare, se ce ne sono ancora, quali i rapporti con la vecchia proprietà (se sussisteranno ancora), quali le figure professionali da inserire…

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Qualcuno potrebbe obiettare che tra il nulla e il poco, meglio il poco. O, citando il simpaticissimo mister Rocco Cotroneo, si potrebbe dire che quando manca la carne, ci si accontenta anche del brodo. Ripetiamo: non sappiamo ancora nulla di chi verrà e di cosa vorrà fare, ma l’accontentarsi del brodo, in questo caso, potrebbe non bastare. Non ci vogliono montagne di denaro, fiumi di liquidità per sedersi in via don Pozzi. Ci vuole, però, una grande serietà e idee calcistiche. Di avventurieri in cerca di emozioni ne abbiamo visti già tanti. Ora si cambi marcia, oppure si attenda ancora che arrivi qualcuno di veramente positivo in cabina di regia.

I blucelesti ormai sono assuefatti a non prendere soldi e a tirare a campare. Se questa loro pazienza servisse per trovare una dirigenza degna di Lecco e se aiutasse a risolvere i problemi non solo dell’oggi ma anche del domani, allora chiederemmo ancora un sacrificio a questa squadra che si sta comportando, sul  piano umano e professionale, in maniera inappuntabile.

Ma se, invece, stiamo per assistere al solito teatrino, l’invito è uno solo: risparmiatecelo.

Non abbiamo mai pensato che l’alternativa migliore sia il fallimento, l’annichilimento di cent’anni di storia, ma a furia di aspettare buone nuove e temendo che le novità possano essere peggiori del passato, ci sta venendo voglia, da tifosi, di pensare all’azzeramento di tutto.

Anche se poi, razionalmente, da giornalisti, si spera sempre che il futuro non sia così nero come i tanti nuvoloni che si addensano all’orizzonte fanno paventare. A risentirci. 

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