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Bruschi & Villani 10 Marzo 2014: Il Lecco naviga nell’incertezza

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Tempo di lettura 4 minuti

Il Lecco naviga nell’incertezza. Incertezza in campionato, incertezza in società. In campionato la situazione è tornata complicata dopo la sconfitta contro la Pro Sesto. I play-out distano solamente sei lunghezze e bisognerà dare una definitiva sterzata al torneo nelle prossime due-tre gare se si vorranno dormire sonni tranquilli. Non a caso abbiamo parlato di sonni e non di sogni. Ormai il campionato, conquistata la salvezza che rimane comunque a portata di mano, non si potrà che andare in letargo fuori stagione a maggio per sperare di svegliarsi a luglio per il ritiro di una squadra costruita davvero per far sognare i tifosi. E non parliamo di squadra dai nomi altisonanti. Non servono. La Pro Sesto che, tutto sommato, ha fatto comunque fatica a rientrare nei play-off proprio battendo il Lecco, è piena di grandi firme. Eppure stenta. Il campionato lo vincerà il Pro Piacenza degli sconosciuti e non certo il Piacenza dei vari Marrazzo, Volpe, e via dicendo.

Ma questo non assolve la società acquistata da Galati e Stocco da un compito quanto mai improbo: rimettere a posto le dissestate casse societarie (così dice il bilancio) e rilanciarla.

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La conferenza stampa di mercoledì servirà proprio per capire come hanno intenzione, i due imprenditori, di fare per raggiungere l’obiettivo di un vero rilancio bluceleste. Se, come ha anticipato Stefano Galati, si vuole perseguire l’obiettivo riscossa puntando solo sul settore giovanile, sugli aiuti del Comune e sugli sponsor, il fiato ci diventa già corto. Non perché queste tre tessere del puzzle non servano, si badi bene. Ma perché per rilanciare una squadra in primis bisogna investire. Ci dicono da più parti che Galati, pur essendo un neofita della gestione di società di calcio, non è uno sprovveduto. E che Stocco è persona onesta e seria. Ma senza “sghei” come dicono in Veneto, dove entrambi hanno interessi economici, si va poco lontano. Non montagne di denaro, intendiamoci, ma quei trecento-quattrocentomila euro (almeno) che, uniti poi a settore giovanile, sponsor e quant’altro, possono rendere la torta gustosa e zuccherina. Purtroppo in altre piazze, dove se vinci o perdi nessuno ti rompe le scatole, si può fare calcio a meno. Lo dimostra il Pro Piacenza suddetto. Ma a Lecco, Sesto, Piacenza e altre città dove il professionismo è stato il recentissimo passato, non si può. È il bello, e il brutto, di avere un pubblico caldo, una piazza esigente e competente. Altrimenti si parte con il piede sbagliato e, la storia ce lo insegna, si rischia di cadere nel baratro. Nessun pregiudizio, dunque, verso i nuovi dirigenti, ma solo un consiglio da ormai tifosi di vecchia data e giornalisti non di primo pelo: dichiaratevi subito. Non programmi, né “desiderata”, ma dite quanto volete investire e in che cosa. Numeri, cifre, concretezza, insomma. Non è obbligatorio, ma è un biglietto da visita che, se poi rispettato nei fatti, farà già compiere un bel passo avanti nella considerazione di questa nuova avventura. 

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