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Blucelesti Forever – Fabio Gatti

Fabio Gatti (Sabino/Tuttolegapro.com)
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Tempo di lettura 3 minuti

Di uomini veri da Lecco ne sono passati tanti, fortunatamente per chi ha scelto di intraprendere la tortuosa storia d’amore con una squadra geneticamente destinata a soffrire. Lecco, come ci piace ricordare, è una piazza che regala emozioni, che forma la persona prima ancora del giocatore, che, a conti fatti, può essere un ottimo trampolino di lancio per arrivare nel calcio che conta davvero.

Chi non necessitava di essere sgrezzato quando è arrivato in riva al lago è sicuramente Fabio Gatti, nome altisonante arrivato nella, ahinoi, sciagurata stagione 2011-2012. I più lo ricordavano per l’abbinamento tra cognome e numero ai tempi del Perugia, quel “Gatti 44” ironicamente datogli dai grifoni durante l’assegnazione dei numeri nella fase iniziale della stagione 01-02. Con la squadra umbra, cui è fortemente legato in quanto nato nel capoluogo, esordì il 20 maggio 2001, sotto la guida di Serse Cosmi e la presidenza del vulcanico Luciano Gaucci. La stagione successiva lo vide scendere in campo per 24 volte, prima del trasferimento, in prestito, a Catania, con cui retrocesse e venne ripescato in Serie B. Chiusa la negativa esperienza etnea, tornò a Perugia per consacrarsi: 32 presenze totali, comprese le 10 equamente suddivise tra Coppa Italia e Coppa Uefa. La retrocessione arrivata dopo gli spareggi con la Fiorentina lo costrinse a fare una scelta di vita e lo portò ad accettare la corte dell’ambizioso Napoli, rinato in C1 dopo il fallimento del 2004. In due stagioni i partenopei tornarono in Serie cadetta e Gatti decise di trasferirsi, in prestito, in un’altra piazza ambiziosa: la Cremonese, allora militante in seconda serie nazionale. L’avventura di Fabio durò lo spazio di sei mesi e di una retrocessione, prima del ritorno nella squadra azzurra. Qui tornò a vincere, legando il suo nome alla città con la storica promozione in Serie A a braccetto con GenoaJuventus. Nel 2007 scese in campo solo una volta e, a gennaio, fece i bagagli per Modena, con cui si guadagnò una sofferta salvezza in serie B. Nel 2008 il cuore ebbe il meglio sulla ragione e, come ammesso da lui stesso, lo portò erroneamente a scegliere il ritorno a Perugia nonostante le difficoltà economiche in cui versava la società umbra: due campionati tranquilli non bastarono a evitare il fallimento ai biancorossi, cancellati dal calcio professionistico in seguito alle inadempienze economiche. Da qui i trasferimenti a Vicenza (Serie B) e Paganese (Prima Divisione). Nel 2011 arrivò la chiamata del DG Seeber, che lo portò a vestire i colori blucelesti e la fascia da capitano, alla guida di una squadra proiettata verso un campionato ambizioso. Le aspettative furono ben presto deluse, Seeber venne cacciato a novembre in favore di Lamazza, mentre prima di lui erano stati Magni e Del Piano a pagare con la panchina in favore di Pellegrino. Il tecnico siciliano non entrò mai nelle simpatie della squadra e, di conseguenza, a gennaio fu il turno di Modica, che ereditò una squadra a pezzi moralmente e fisicamente, priva del suo capitano e faro del centrocampo per un problema alla cartilagine del ginocchio destro. Fabio rientrò per la fase “calda” del campionato e scese in campo in quel maledetto 23 maggio 2012, quando venne sancita la retrocessione in Serie D sul campo del Mantova. In seguito tentò l’avventura al Foligno, ma dei problemi di salute lo costrinsero a chiudere anticipatamente la carriera.

Dotato di buoni piedi e tanta determinazione, con cui ha sopperito ai soli 168cm di altezza, Gatti ha lasciato un pezzo del suo cuore a Lecco, uno dei pochi rimpianti di una carriera che l’ha portato anche a vestire la maglia della Nazionale U-21 per 8 volte tra il 2001 e il 2003.
Uno così può essere considerato un “Bluceleste Forever”.

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