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C3, BluCeleste in profondità

Un fatto vale un milione di parole

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Tempo di lettura 7 minuti

Parole, siamo sommersi di parole. Parole dette, raccontate con persuasione, parole convincenti, o palesemente crucche, farlocche, inesorabilmente false, vane.
Ne abbiamo un esempio nella classe politica che ci riguarda. Qui le parole, o meglio le chiacchiere, sono prodotte in quantità industriale e riversate sui cittadini che sperano di sentirsi dire quel che vogliono ascoltare. Tranne poi rimanere sconcertati, basiti, delusi o peggio inermi.
No! Non stiamo volando alto. Questo preludio ci sembra adatto e attuale alla situazione che riguarda la nostra amata Calcio Lecco.
L’aspetto sportivo è quello che meno ci interessa al momento. Anche se due sconfitte, sei gol incassati e nessuno realizzato, più che un campanello costituiscono una campana d’allarme.
Sono le parole – scritte, filmate, registrate – quelle che vogliamo segnalare.
Dalla fine dello scorso campionato, che aveva visto il Lecco vincere il suo girone dei play-off e guadagnarsi l’accesso alla Lega Pro, la produzione di parole è diventata un fiume in piena.
Sappiamo tutti com’è finita.
Le parole che circolavano allora erano Russi, Fidejussione, riammissione certa, tranne poi scoprire che di certo non c’era proprio nulla. Le parole finali furono: “Non riammessi, state dove stavate, in D”.
Dopo la grande illusione, svanita in un Amen, i dirigenti della Calcio Lecco cominciarono a pronunciare altre parole: “Iscrizione in D, ritiro a Bormio, nuova proprietà a breve, nuova proprietà entro fine agosto”.
Dato atto dell’iscrizione al campionato di serie D, ricordiamo che siamo andati in ritiro in Valsassina (ospiti), e che per l’aspetto societario non è stato comunicato nulla, perché nulla c’era da comunicare. Della serie “tutto sta esattamente come prima”, prima delle tante vuote parole a profusione. Non un presidente, non un DS, non un Consiglio di amministrazione che si conosca.
Ad agosto già iniziato, quando ormai tutte le squadre concorrenti erano in ritiro da un paio di settimane, il Lecco che aveva ormai perso la magnifica squadra del campionato precedente e che di quella ossatura aveva almeno trattenuto Cardinio, Romano, Rigamonti, metteva in circolo un numero significativo di certezze, sotto forma di parole: “Faremo una squadra competitiva, in questa piazza non si può non puntare a vincere, la rosa è l’ultimo dei problemi, le squadre si fanno l’ultima settimana di agosto“. Dipende che squadre direte voi, cari amici, e anche noi non ci esimiamo dal pensarlo.
Poi un ritiro con andirivieni di giocatori presi e rispediti, due amichevoli di routine senza storia, e infine si comincia: la coppa Italia di serie D. Per la verità il Lecco avrebbe dovuto disputare la coppa TIM, ma la rinuncia a giocarsela mise in circolo le seguenti parole: “La proprietà dice che è solo un costo, quindi non parteciperà“.
La proprietà? Quindi c’è una proprietà! Si potrebbe sapere, di grazia e ufficialmente, chi è la proprietà?
Ma la coppa giocata, quella con l’Olginatese, dove il Lecco va a vincere, mette in circolo parole di ostentata sicurezza, di convincimento nelle scelte fatte.
Per la verità, a disincantati spettatori era sembrata un vittoria meritata in una normalissima partita. Ma tant’è, le parole volano nel vento, e allora: “Squadra pronta, gruppo unito, mentalità giusta“.
Su come la squadra fosse pronta, fanno testo le prime due gare di campionato.
Gruppo unito? Dopo la prima gara vengono rispediti a casa portiere titolare e altri due.
Mentalità giusta? Beh, i primi due incontri direbbero il contrario, no!?!
Ma le parole non finiscono mai. Il mister, peraltro preparato e certamente meritevole di altra categoria, dichiara: “Parlerò solo di calcio! Risponderò solo a chi mi farà domande sul calcio, del resto non mi importa nulla“. Ci scuserà Cuoghi, ma cosa pensava, che la stampa avesse con lui dibattuto sul numero degli abitanti della Papuasia oppure di ragionamenti inerenti la fusione fredda?
Purtroppo la giustizia calcistica ci ha tolto il piacere di dialogare con il mister. Due mesi di squalifica per Cuoghi, senza nemmeno poter dire due parole. Parole tecniche, s’intende.
E sempre di parole è fatta la mail giunta da noi in redazione ieri pomeriggio. Un signore che da trent’anni segue il Lecco in casa e in trasferta, arrivando con largo anticipo alla partita di Busto Arsizio, decide con i due amici al seguito di andare a piedi verso gli spogliatoi per vedere sopraggiungere i giocatori Blucelesti.
La sua sorpresa si tramuta in sgomento quando vede arrivare la nostra squadra, i nostri giocatori, alla chetichella a bordo di auto private.
La parola che chiude la mail del tifoso è: “Vergogna“! Si, vergogna perché è insopportabile, per l’anziano tifoso, leggere l’ironia e lo scherno sulle facce degli steward della Pro Patria in servizio all’ingresso spogliatoi.
Chiudiamo qui (per adesso), ma segnaliamo, fra le tante parole, quelle pronunciate dal “Consulente tecnico” Tiziano Gonzaga domenica dopo la gara, e sulle ultime dell’intervista poniamo l’accento. Dice il nostro, a chiusura intervista: “Noi sappiamo cosa dobbiamo fare, se si vuole fare polemica tanto per farla a me non preoccupa, io sono bravo a fare polemica“.
Prosegue e chiude: “Sono sicuro che pure con fatica questa squadra arriverà a dei risultati soddisfacenti“.
Passa un solo giorno, siamo a lunedì, e il “Consulente tecnico” Gonzaga dichiara: “Mi metto in disparte sino a quando non verrà fatta chiarezza su chi deve operare a livello di mercato e scelte tecniche, perché non accetto intrusioni nel mio lavoro“…
A noi viene francamente una sola parola: Confusione!
E dopo tutte queste parole (ma ne arriveranno milioni di altre, non temete), vi diamo un consiglio musicale, un pochino datato ma adatto alla situazione: “Parole, non sono altro che parole”, Parole – Nico e i Gabbiani.

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