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Kwadzo, missione Tokyo: «Grazie alla Canottieri, il sogno è possibile»

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La sua storia ha fatto il giro d’Italia, perché Kwadzo Klokpah si è meritato tutto ciò che sta ottenendo, grazie all’impegno e all’entusiasmo, alla capacità di reagire alle avversità della vita.
Il 26enne ghanese, dal 2000 residente a Dervio grazie al sostegno di una famiglia che lo ha adottato, da bambino ha superato un delicato intervento chirurgico alle gambe, e ora è un atleta di alto livello nella paracanoa. Lo scorso week end si è messo al collo tre medaglie ai Campionati italiani dell’Idroscalo, lasciando presagire un futuro radioso e forse, chissà, anche un approdo ai prossimi Giochi olimpici di Tokyo.
Kwadzo, a Milano ti sei tolto grandi soddisfazioni.
«Questo risultato non era tanto in programma, non partecipavo a una competizione così importante da molto tempo, pensavo solo a divertirmi e fare esperienza. Mi sono allenato con una barca che all’iscrizione all’Idroscalo non è stata reputata idonea, così la Canottieri Lecco tempestivamente me ne ha procurato un’altra, che non è arrivata in tempo per la gara. Alla fine l’agenzia mi ha prestato una terza canoa che non si è rivelata uguale a quella degli altri, quindi ho fatto un po’ di fatica ma, visti i risultati, sono molto contento».
Quanta fatica c’è dietro queste imprese?
«Pratico la canoa da due anni, ho sostenuto intensi allenamenti, anche doppi ogni giorno. Sono rimasto fermo per il lavoro e per una lesione al tendine del polso. Grazie a Dio durante le gare non mi ha fatto male».
A chi dedichi i podi tricolori?
«Queste medaglie le dedico alle persone che mi hanno sostenuto in tutto, a partire dalla mia famiglia italiana che mi ha consentito di fare corsi dopo il diploma, permettendomi di diventare massaggiatore e fotografo. Mi ha dato tanto anche la società Canottieri Lecco: non avrei mai pensato che potesse regalarmi una barca per partecipare ai Campionati italiani. Qui c’è una grande storia, si formano atleti molto promettenti come Nicola Ripamonti e Alessandro Gnecchi. Tutti quanti mi hanno sospinto, durante le gare, in maniera commovente. Ringrazio anche i miei allenatori Luisa Gilardi e Giovanni Lozza».
In fondo a questo percorso potrebbe esserci l’Olimpiade?
«Ho iniziato a pensarci qualche mese fa, visto l’impegno che stavo mettendo negli allenamenti. Dopo l’ultima gara e la bella dichiarazione di Antonio Rossi su di me, sono sempre più convinto di poter arrivare a Tokyo 2020. Io ci credo».

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