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C3, BluCeleste in profondità

Piccolo è bello (a Lecco no!)

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Tempo di lettura 5 minuti

Spesso capita di ascoltare gruppi di persone o singoli tifosi, nei bar o per strada, dal barbiere piuttosto che in altri punti d’incontro della città, fare questa constatazione: «Guarda questa squadra, non è neanche provincia e gioca in serie A». Oppure, riferito a varie società di A, B e C: «Sono squadre di realtà cittadine più piccole di noi (Lecco, ndr), ma ben gestite economicamente, solide, serie».

Queste riflessioni, questi paragoni, sono evidentemente fatti da sconsolati tifosi Blucelesti e da sportivi.

Hanno profondamente ragione. A chi non farebbe piacere avere la squadra tanto amata installata in pianta stabile, duratura e quasi perenne in una delle tre serie professionistiche nazionali (A-B-C)?

Il paragone con queste realtà piccole, ma vincenti, lascia sempre nei supporter di casa nostra frustrazione e un alone di tristezza, così come un pochino d’invidia.

E allora, chi sono queste “piccole” da prendere a esempio? E sopratutto: quali sono le linee che contraddistinguono il successo, quali i segreti della gestione, insomma come fanno?

Cominciamo a fare qualche nome di “Piccole” nei nostri campionati professionistici. Il Chievo (nemmeno città bensì quartiere di Verona ): svariati anni in A con una retrocessione in B, ma prontamente risalito nella massima serie.

Il Sassuolo: da più anni ormai in serie A (disputa quest’anno L’Europa League ).

Il Cittadella: in serie B da più anni, e alla prima retrocessione non fa mancare un’immediata risalita.

Il Carpi: giunto in serie A lo scorso campionato, e seppure retrocesso, si appresta a disputare il suo terzo torneo importante in serie B.

Stesso iter per il Frosinone, che come il Carpi affronta la A e retrocede, ma rimane in B per un torneo di vertice.

Cosa dire poi dell’Entella Chiavari, che disputa ormai il quarto campionato in B consecutivo? Entella che vanta i mezzi economici per ripercorrere la strada del Sassuolo, visto che al timone ha un fior di gruppo industriale.

Ricordiamo poi, in questa sorta di inventario comparativo, alcune società di serie C che pure essendo più piccole di Lecco per abitanti o dimensioni, stazionano con merito e programmazione nella terza serie professionistica nazionale.

Come non menzionare: Giana Erminio, Renate, Pontedera, AlbinoLeffe, Lumezzane, Bassano, Juve Stabia, Virtus Francavilla, ecc.

Credeteci, ne abbiamo lasciate fuori dall’annovero diverse.

Quindi, la morale? Dove sta il segreto di queste “piccole ” eccellenze?

Nessun segreto! Nella lista delle società che citiamo in questo editoriale, a prescindere da quale sia la serie in cui militano, il comune denominatore è: la Proprietà, e l’organizzazione societaria conseguente.

In queste realtà la stabilità economica, la solvibilità nei confronti di atleti e fornitori, l’organizzazione societaria, l’attenzione al vivaio e al settore giovanile, sono la “Regola”.

Ne consegue che ciò che avviene sul campo di gioco, ciò che le squadre di queste società esprimono sportivamente, non sia altro che la cartina di tornasole di quello che sta a monte. Cioè la sicurezza, la serietà, l’organizzazione .

A Lecco si soffre, inutile nasconderlo. Anni di sogni infranti, gestioni azzardate, incapacità di programmazione, infondatezza economica, mariuoli italoamericani, ristoratori di Bellaria, gruppi russi, georgiani, e altre amenità hanno lasciato il segno.

Quando facciamo paragoni con altre realtà calcistiche che nelle loro dimensioni di città e luoghi ci appaiono più piccole, teniamo conto della storia che riguarda la Calcio Lecco in questi ultimi dieci anni…

Basterebbe per esempio ricordare che non abbiamo neppure i campi su cui fare allenamento. Non ci sono campi per il settore giovanile (ogni anno si vagabonda da un paese all’altro).

Società di cui non si conosce: proprietà, presidente, soci…

Tutto questo, unito anche a un malcelato disinteresse delle istituzioni cittadine, e della politica, ha portato a quello che oggi con mestizia vediamo rappresentato “Ogni maledetta Domenica”.

Un grande del calcio Italiano, Italo Allodi, disse: «Le squadre in campo vincono o perdono le partite. Ma il vero campionato lo vincono le società».

Piccolo è bello, allora. Certo! Ma a Lecco lo è un po’ meno.

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