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C3, BluCeleste in profondità

Lontano dagli occhi

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Era importante vincere, e la vittoria è arrivata. Non una gran partita, quella disputata dal Lecco contro una dimessa Grumellese, squadra definita dal suo stesso allenatore, Giuliano Melosi, “scarsa”.

Ma i tre punti incasellati dal Lecco fanno morale, oltre che classifica, e quantomeno permettono ai nostri giocatori di poter passare una settimana di allenamenti senza pressioni negative.

Non è però la seconda vittoria (siglata da una zampata di Matic, all’esordio in bluceleste) il tema dell’editoriale. Quello che vogliamo sottolineare è il costante e tangibile calo di spettatori alle partite interne del Lecco.

Il numero di spettatori che hanno assistito alla gara scorsa è stato ufficializzato in 400 unità. Ci siamo presi la briga di analizzare questo dato, e siamo arrivati alle conclusioni di cui vi diamo conto.

Fatto 120, il numero di abbonamenti dichiarati venduti dalla società Calcio Lecco, a questi devono essere aggiunti i 200 abbonamenti acquistati e generosamente donati a sportivi meno abbienti da Angelo Battazza.

Ne consegue che, se tutti gli abbonati fossero stati presenti alla partita di domenica scorsa, sarebbero stati in totale 320.

Bene. Partendo da 400, il numero totale dei presenti sugli spalti, e togliendo gli abbonati, siamo a un numero di spettatori paganti di 80 unità!

Se volessimo dare un valore in moneta alla presenza di questo esiguo numero di tifosi, potremmo fare una media ponderata di 10 euro a persona. Questo vorrebbe dire che l’incasso della scorsa gara ammonterebbe circa a 800 euro.

Se questo fosse l’andazzo, bisognerebbe considerare che due gare casalinghe al mese frutterebbero al Lecco ben 1.600/2.000 euro. Con cifre di questo genere, è chiaro che non si andrebbe da nessuna parte…

Ma più ancora del dato economico, ciò che lascia basiti e costernati, è il vuoto sugli spalti del “Rigamonti-Ceppi”.

Quali sono le ragioni per quello che appare un disinteresse conclamato?

Lecco è sempre stata considerata una piazza importante, con un folto seguito e una calda partecipazione.

Quali allora i motivi?

Avere smantellato la rosa dello scorso campionato non è stato apprezzato dai tifosi. Uno squadrone, quello che vinse i play-off lo scorso campionato, con grande tecnica e ottimi giocatori. I supporter lecchesi non hanno compreso perché sia stato smontato.

Se, come dichiarato dall’attuale dirigenza, l’obiettivo dato alla partenza del campionato era lottare per le prime posizioni, ancora più incomprensibile rimane la scelta di cambiare una squadra di quella caratura. Sostituendola per altro con l’organico odierno, che da sette gare abbiamo potuto valutare…

Nemmeno il fatto che la “società” giustifichi questa scelta di cambiamento con un mero fatto economico, convince.

Sarebbe bastato trattenere sei, sette giocatori della rosa dell’anno scorso, e con qualche innesto diventare sicuramente competitivi.

Smontare una squadra vincente al solo fine economico pare riduttivo. Anche perché quei giocatori non erano stati completamente rimborsati nel corso del campionato, e dovranno essere pagati a fronte delle svariate vertenze ormai alle viste.

Vogliamo dire che non è lasciando i vecchi giocatori che si risana di colpo il bilancio economico societario. Dovranno essere pagati lo stesso nel corso dell’attuale esercizio, anche per evitare penalizzazioni.

Probabilmente la nuova squadra allestita ha costi gestionali relativamente più bassi, ma anche la resa di questa compagine è decisamente più bassa. E allora perché dichiarare l’obiettivo di un campionato di vertice?

Forse la ragione della lontananza dagli spalti del Rigamonti-Ceppi non è solo un avvio deludente.

Forse gli sportivi che non seguono il Lecco di quest’anno hanno ancora negli occhi la squadra delle meraviglie dello scorso campionato.

È così, per pudore (e per non starci male), rimangono lontani dallo stadio del cuore, evitando anche paragoni improponibili.

Lontano dagli occhi, cantava Sergio Endrigo (San Remo 1969). Lontano dal cuore, proseguivano i versi della canzone…

No! Lontano dal cuore no! Ma come ricorda il proverbio, “anche l’occhio vuole la sua parte”.

Beh, la parte che vogliono gli occhi ancora non si è vista… rimane giusto il cuore, almeno quello.

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