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C3, BluCeleste in profondità

Facce pulite, camicie inamidate

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Tempo di lettura 5 minuti

Giorni importanti, decisivi, gli ultimi dieci giorni vissuti dalla Calcio Lecco 1912. Dopo la sentenza che di fatto ha dichiarato il fallimento della società, con l’incarico al curatore fallimentare Mario Motta per la gestione dell’esercizio provvisorio, si è dato subito il via a una serie di cambiamenti significativi oltre che doverosi. Motta ha presto dato prova di chiarezza e pragmatismo. Sollevato dall’incarico mister Stefano Cuoghi, che peraltro aveva lasciato la squadra nelle mani del solo preparatore atletico (dotato di patentino per allenare), giustificando la sua assenza con un certificato medico che lo dichiarava in malattia per quindici giorni. Non la prende bene, l’ex tecnico bluceleste, che rilascia dichiarazioni rancorose e parla di “non riconoscenza” per quanto ha dato al Lecco in un momento societario così grave. Non si sorprende né si presta alla polemica, il curatore Motta. Liquida la questione Cuoghi con due parole: “Contratto oneroso”. Il mister era emanazione di una società che, decretato il fallimento, non esiste più. Quindi, con essa, non esistono più scelte che male si sposano con un progetto attuale sicuramente volto a cercare di salvare la categoria e, cosa altrettanto importante se non di più, il pareggio o l’attivo di bilancio. Ecco allora richiamato mister Alberto Bertolini. Bandiera bluceleste, amato dai tifosi che lo ricordano giocatore generoso e di classe. Bebeto era già sotto contratto con il Lecco, ma un’aggressione infame lo aveva di fatto allontanato dalla panchina della prima squadra. Bertolini è la prima “faccia pulita”, la prima camicia inamidata della gestione del curatore Motta, che offre ampia prova del suo attivismo e del suo impegno.

Altre facce pulite e camicie inamidate seguiranno Bertolini. A cominciare da Aldo Sensibile, uomo di calcio vero, ex Bluceleste ai tempi mitici della A e della B. Una moglie di Lecco, due figli nati a Lecco. Il maschio, Pasquale detto “Pachi”, ha giocato anch’egli con i bucelesti. Anche Aldo Sensibile ha una carriera di tutto rispetto. Tra le tante squadre da lui allenate in prima persona o come vice, ricordiamo: Lecce, Ascoli, Cremonese, Sambenedettese, Forlì, Civitanovese, Napoli, Siena. Per quasi vent’anni ha collaborato con Vujadin Boskov, al quale lo ha legato una grande amicizia e stima.

La nomina di Sensibile a DS è dettata sopratutto da un aspetto relativo all’immagine di una società che, seppure in grandi difficoltà, si vuole scrollare di dosso personaggi inaffidabili e con nessuna credibilità del recente passato.

Sarà però prezioso l’aiuto che Sensibile potrà dare, vista la sua grande esperienza, nell’individuare giovani calciatori adatti alla causa bluceleste.

Cambia faccia anche la segreteria: torna nelle mani di Marco Mandia, che riprende possesso di un’ultima gestione che definire disastrosa è un eufemismo.

Il curatore Motta riesce poi con determinazione a richiamare quei giocatori a cui una “svagata gestione” aveva fatto credere che potessero ritenersi “liberi cioè svincolati”(!!?)

Torna Matic e torna Parravicini, perché correttamente gli è stato spiegato che giocano a Lecco con questa maglia oppure stanno fermi.

Si provvede a rinforzare l’attacco con il gradito ritorno di Mattia Locatelli. Si ingaggiano per la difesa il centrale Petullo e il portiere Fascendini.

Motta chiede aiuto agli imprenditori. Lancia un appello: “Adotta un giocatore”. Chiama a raccolta i tifosi riaprendo una campagna abbonamenti di pura affezione: “Ami il Lecco? Riabbonati versando il doppio del valore dell’abbonamento del settore di competenza”.

Chiede la disponibilità di appartamenti, al fine di ospitare i giocatori che verranno a Lecco da fuori.

Motta non perde tempo. Non ne ha la possibilità, non è nel suo stile.

Una cosa lo delude in questa prima fase (e ha deluso anche noi): la scarsa adesione da parte del pubblico lecchese nell’ultima gara interna con il Darfo.

Molti tifosi hanno brillato per la loro assenza. Questo non è bello e non è giusto. In questi frangenti si vedono i veri tifosi, quando le cose risultano problematiche.

Riempire lo stadio quando tutto funziona bene e si vince facile ci pare un po’ troppo comodo.

Dare un aiuto da tifosi presenti non è solo un fatto economico, ma condividere tutto quello che si sta cercando di fare in campo e dentro la società.

Mai come in questo momento il Lecco ha bisogno dei suoi tifosi. Ne ha bisogno la squadra per essere trascinata alla salvezza. Ne ha bisogno la società per continuare un’operazione di lavanderia che restituisca agli sportivi lecchesi una società credibile.

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