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C3, BluCeleste in profondità

Mecenati? No grazie!

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Tempo di lettura 5 minuti
In attesa che ci sia il fischio d’inizio di una gara difficile e impegnativa per il Lecco, quella con la Virtus Bergamo, l’attenzione dei tifosi è rivolta al prossimo futuro della compagine bluceleste.
Siamo entrati nel mese di marzo e, se non ricordiamo male, proprio questo fine mese ci sarà la prima asta che riguarda l’acquisizione della società Calcio Lecco.
Come sempre in circostanze di questo tipo, le chiacchiere e le indiscrezioni si sprecano. Serpeggia tra i tifosi la voglia, il desiderio di vedere finalmente installata sul ponte di comando della società di via Don Pozzi una proprietà solida, seria e con disponibilità economica.
Desiderio non da poco se consideriamo quello che il nostro Paese sta vivendo economicamente negli ultimi 5-6 anni. L’Italia, è sotto gli occhi di tutti, versa in pessime condizioni, il futuro nel breve periodo pare non riservare voli pindarici.
È del tutto palese che, in momenti come quello attuale, investire in attività o idee imprenditoriali diventa spesso proibitivo. Figuriamoci investire nel calcio.
Tutto vero direte, e allora? Tutto finito, non si fa più nulla?

Noi crediamo si possa fare molto invece. Soprattutto in questa città, e per questa società. Bisogna però sgombrare il campo da alcuni presupposti e da talune idee che hanno purtroppo spesso accompagnato l’avvento in società Calcio Lecco di investitori che molti, tra gli sportivi e i tifosi, hanno poi considerato come mecenati.
Il mondo è cambiato in modo epocale. Il nostro Paese è radicalmente cambiato. Questa mutazione non poteva certo lasciare fuori il modo di fare calcio. Di viverlo, di gestirlo.
A Lecco dovremmo al più presto considerare che non tutti coloro che si muovono all’interno dell’ambiente calcistico – persona, manager o imprenditore – sono così fessi da divertirsi a dilapidare quattrini con il giocattolo calcio. 
Chi di noi cari lettori, avendone disponibilità di denaro, lo farebbe?
Risposta facile: nessuno!
Citiamo solo due nomi a caso di mecenati che, entrati con questo criterio nel calcio (nella fattispecie in serie A ), più che mecenati sono stati economicamente “macinati”. Franco Sensi con la Roma di qualche anno fa, e Giuseppe Gazzoni Frascara con il Bologna. Entrambi i patrimoni  di questi due titolati imprenditori sono finiti in un pozzo senza fine…
Cosa c’entri tutto questo con il Lecco e con il suo futuro, è presto detto.

Sappiamo tutti di una certa propensione a qualche piccola malignità o pettegolezzo, che a Lecco non manca mai. Ma è arrivato il momento di capire che chiunque metta mano al portafoglio per investire nella Calcio Lecco non dev’essere il solito fesso con i quattrini, quanto piuttosto un lungimirante imprenditore per cui sia normale un ritorno di business dall’investimento sportivo.
Se così non fosse, crediamo davvero difficile un futuro societario e sportivo di riabilitazione per il Lecco.
Il calcio a tutti i livelli deve essere contraddistinto da ritorni economici. Senza tali ritorni, bisogna fare il “callo” a situazioni balorde per non dire inverosimili. E in questi ultimi anni, a Lecco, da questo punto di vista non ci siamo fatti mancare nulla.
Auspichiamo certo la salvezza sul campo ma ancora di più auspichiamo una vera apertura mentale da parte delle autorità cittadine, delle forze politiche, degli sportivi tutti, affinché chi si avvicinerà alla Calcio Lecco comprenda che tale acquisto possa e debba essere un investimento con dei ritorni, e non uno sperpero di denaro.
Dobbiamo abbandonare retaggi ideologici e mentali ormai desueti. Il mondo è cambiato. Lecco è cambiata. Dobbiamo cambiare anche noi.
Non servono “Ricchi Babbei”. Non servono mecenati egocentrici. 
Servono imprenditori con una visione, con obbiettivi precisi, serve una città che di fronte a un impegno renda a questo impegno delle opportunità. 
Solo in questo modo si potrà costruire un solido futuro per la Calcio Lecco e per i suoi innumerevoli tifosi.
Linotype 

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