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Miriam Sylla si racconta alla Gazzetta: «Ora sono più forte»

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La giovane pallavolista olginatese ha parlato dopo l’assoluzione dal caso clenbuterolo: «Il doping è per i deboli»

Il sospiro di sollievo. La ripartenza. E la felicità ritrovata. La pallavolista olginatese Miriam Sylla si è raccontata, questa mattina, in una lunga e interessante intervista alla Gazzetta dello Sport.

Lo spunto, naturalmente, è l’assoluzione completa dal caso dello scorso 4 settembre, quando Miriam fu trovata positiva al clenbuterolo durante il Gran Prix a Nanchino, Cina. La Federazione internazionale di volley ha sancito che si trattò, come per la serba Ana Antonijevic, di contaminazione alimentare. La sospensione è dunque decaduta. Miriam ha potuto riprendere a giocare con la sua Foppapedretti Bergamo così come con la Nazionale.

La Gazzetta, prima fonte di informazione ad annunciare la notizia del “non doping”, sul cartaceo ha titolato simbolicamente “Sylla 2.0”, a testimoniare la ripartenza che questa situazione può rappresentare per la giovane, talento del volley italiano. «Il doping è una debolezza – ha dichiarato Miriam – e io non mi sento debole».

La 22enne olginatese, nell’intervista alla Rosea, non ha risparmiato frecciate alle persone che già l’avevano esposta alla gogna pubblica sui social network. Miriam ha inoltre sottolineato chi l’ha aiutata nel momento più critico: la sua famiglia e la Foppapedretti. «Se non fossi stata a Bergamo ma in club diverso forse mi avrebbero strappato il contratto in faccia. Qui non hanno avuto il minimo dubbio».

Un’esperienza che ha cambiato Sylla in positivo, «riesco ad apprezzare le piccole cose come indossare di nuovo la felpa del mio club». E che l’ha avvicinata ancora di più all’Azzurro. Le compagne della Nazionale, infatti, le sono sempre state vicine, subito dopo l’annuncio della positività e durante la sospensione, anche agli Europei. «Ero a casa – ha detto Miriam ai colleghi della Gazzetta dello Sport – ma era come se fossi in panchina».

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