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Calcio, il presidente Carlo Tavecchio si è dimesso: tre mesi per scegliere il nuovo capo del calcio

Il presidente federale Carlo Tavecchio
L'ormai ex presidente federale Carlo Tavecchio al "Rigamonti-Ceppi"
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Tempo di lettura 4 minuti

Carlo Tavecchio si è dimesso: il calcio italiano cerca un nuovo capo.

La novità è arrivata alle 12.35, come un fulmine a ciel sereno. L’ex sindaco di Ponte Lambro (Como), venticinque anni alla guida della Lega Nazionale Dilettanti, ha capito di non aver più la maggioranza dalla sua parte e, di conseguenza, ha rassegnato le dimissioni al termine di un Consiglio federale durato non più di un quarto d’ora. Il “D-Day” del calcio italiano ha consegnato l’epilogo meno atteso e ora ci s’interroga: chi prenderà il posto di Tavecchio entro novanta giorni?

Entro tre mesi le nuove elezioni

Con le dimissioni di Carlo Tavecchio decade l’intero consiglio federale, che si occuperà soltanto della gestione ordinaria in attesa di nuove elezioni che saranno indette entro 90 giorni. La reggenza sarà sempre del presidente appena dimessosi che, nella gestione ordinaria, dovrà provvedere all’organizzazione dell’Europeo Under 21 che l’Italia ospiterà nel 2019, l’Europeo del 2020 con la decisione delle città che ospiteranno le partite dell’Europeo 2020, la gestione quotidiana della Nazionale.

“Io vittima di sciacallaggio” (VIDEO)

“Ambizioni e sciacallaggi politici hanno impedito di confrontarci sulle ragioni di questo risultato. Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento di alcuni voi e per questo ho deciso di dimettermi”: così si è rivolto Tavecchio ai consiglieri. E ancora: “Le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime due ore hanno impedito alle due Leghe maggiori (Serie A e Serie B, ndr) di partecipare un dibattito che investe anche loro. Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento da parte di alcuni partecipanti alla riunione di mercoledì”, ha detto riferendosi al vertice di mercoledì.

Così invece, Carlo Tavecchio si è espresso durante la conferenza stampa organizzata tre ore dopo l’atto delle dimissioni: “Pago io per Ventura, per un palo che ci ha negato il gol in Svezia. Altrimenti, sarei un genio. Mi sono dimesso perché sono cambiati gli scenari. Non mi hanno tradito, non mi sento tradito, ma hanno cambiato opinione”. La Federcalcio sarà commissariata: “Mi sembra un passo grave, e ingiusto”.

Prosegue Tavecchio, urlando di fronte alla stampa: “C’è stata una speculazione ai limiti. Io non facevo il presidente per interessi personali. E oggi non ho pensato un solo istante a una soluzione diversa rispetto a quella delle dimissioni quando ho capito che la Lega Dilettanti non mi appoggiava, unanime. Qui stiamo valutando un insuccesso sportivo. E basta. Io ho sempre detto di aver scelto Ventura, ma non l’avevo scelto io, lo aveva scelto Lippi e questo lo ha detto Malagò, perché questa è la verità. Io sono disperato per aver perso il Mondiale, ma una riforma non può essere fatta o disfatta per un risultato sportivo, per un palo che nega il gol come è accaduto a Stoccolma. Non si può andare avanti così, con questa politica. Io avevo chiesto di posticipare le decisioni di dieci giorni, a fine novembre. Non è stato possibile. ”

Le sue ragioni: “Abbiamo attivato i centri federali, la riforma dei campionato giovanili, la riforma del calcio femminile, abbiamo una gestione di bilancio che fa invidia a chi è quotato in borsa. Tutti i 240 ragazzi che hanno lavorato per la Federazione e che lavora è gente di valore. Abbiamo realizzato la ristrutturazione completa di Coverciano e introdotto la Var. Nel 2014 fui il primo a scrivere a Blatter per la Var. Il primo fu Biscardi, il secondo Tavecchio. Non dimentichiamo i risultati delle Nazionali giovanili. Io ho sempre guardato gli uomini in faccia. Se avessimo fatto un gol, Tavecchio era un grande, resto 161 cm. Io non giudico nessuno e non voglio parlare di tradimenti, ognuno fa le proprie scelte politiche. Io parlavo di maggioranza che mi ha eletto. Cos’avrei potuto fare? Esonerare Ventura a Milano, tra il primo e il secondo tempo.

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