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Alla Calcio Lecco si è chiuso il (primo) mese dell’ipocrisia

Stanlio e Ollio "silenziano" la Calcio Lecco
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Chiamatelo come vi pare, ma non chiamatelo silenzio stampa. Quella era una pratica seria e motivata.

Se già era etichettabile e classificabile sotto la voce ridicolo”, ora si potrebbe tranquillamente incanalare al di sotto della casella “presa in giro”. Era esattamente il 27 ottobre quando il patron Paolo Di Nunno, sotto consiglio di non tesserati, mise la mano davanti alla bocca di tutti i suoi, di tesserati. Da quel momento nè Riboldi, nè Battazza, nè tantomeno Delpiano o, ancora, i giocatori hanno potuto pubblicamente proferire parola e comunicare con i loro tifosi, più che con la stampa, che rimane un tramite tra le due componenti.

Criticabile o meno, il presidente Paolo Di Nunno ha pienamente esercitato i poteri di cui (si) è dotato.

Se ancora ci rifiutiamo di credere che una presunta amichevole con il Milan, dove la richiesta non è nemmeno mai arrivata, sia stata fatta saltare dai media locali, lascia ancor più perplessi (la sorpresa no, quell’effetto è andato in archivio da un po’) l’aprire la classica “Gazzetta della domenica” e trovarci le parole del presidente a piena pagina. Bello e speciale che i proclama blucelesti finiscano tra le mani dei lettori di tutta Italia, meno bello che si facciano figli e figliastri.

Riassumendo, la Calcio Lecco 1912 si è dotata di un valido responsabile della comunicazione come Michael Cuomo, che è attualmente (e giustamente) stipendiato per tenere aggiornato il sito ufficiale e i social network. Perlopiù, è stato consapevolmente tenuto all’oscuro della “vicenda Gazzetta”: poco meno di un mese fa, infatti, il collega Francesco Centi si era ritrovato la porta virtualmente sbattuta in faccia da Di Nunno in virtù del “io non parlo con nessun giornalista di Lecco, tutti amici di Bizzozero“. Nel pentolone domenicale ci è finito pure mister Alessio Delpiano, che si è limitato a rilasciare qualche dichiarazione di circostanza alla “rosea”.

Come logica conseguenza, ci si aspetterebbe un’improvvisa liberalizzazione della sala stampa. Al contrario, sembra proprio che il (secondo) mese dell’ipocrisia e del silenzio stampa da 50mila euro (presunti) sia destinato a continuare. Con buona pace della “poco collaborativa” stampa locale.

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