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L’ex pilota mandellese Ezio Gianola: «Ho lanciato Fenati. Ha sbagliato. Ma non è l’unico»

Ezio Gianola tra Romano Fenati e Tony Arbolino
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L’ex direttore sportivo del Team Snipers sino a poche settimane fa: «Con me mai alcun problema. Sono dispiaciuto. Chi corre sa che non voleva far male a Manzi»

«Chiedo scusa a tutti, non sono stato un uomo». Così Romano Fenati, 22enne pilota che domenica al Gp di San Marino nella Moto 2 ha tirato il freno all’avversario Stefano Manzi, si è scusato attraverso la propria pagina Facebook (poi chiusa) e sul sito ufficiale.

Fenati, marchigiano, per quel gesto – giunto all’apice di una serie di scaramucce di pista fra i due – è stato squalificato per due gare dalla direzione corsa e successivamente licenziato dal Team Snipers.

Chi conosce alla perfezione Fenati, avendolo gestito come direttore sportivo nella squadra sino alla vigilia della gara del Mugello, è il mandellese Ezio Gianola, 58enne ex pilota (9 vittorie nella classe 125 del Motomondiale).

«Forse è anche per questo addio che ultimamente era più nervoso del solito», ha raccontato Gianola a Lecco Today. «Purtroppo ho smesso di collaborare con loro da qualche settimana, per via di visioni differenti su quello che ocorreva alla crescita del team. Io ero e resto convinto che fossero necessarie altre persone, nello specifico un capotecnico e un telemetrista, che lavorassero a stretto contatto con i due piloti, Fenati in Moto 2 e Tony Arbolino in Moto 3. Premesso questo – continua Gianola – Fenati è un pilota di grande talento che va gestito e deve crescere in molti aspetti. Dopo questo episodio, purtroppo, non so se avrà ancora la possibilità di farlo, il mondo gli si è scagliato addosso».

Follia di Fenati a 200 km/h: il video

Le reazioni, anche via social, sono state – come ormai triste abitudine – ancora più “violente” dell’accaduto. Ma qual è il giudizio, nel merito, di un grande ex pilota come il mandellese, che conosce Fenati meglio di tutti e ha contribuito a portarlo in Moto 2? «Questo gesto è ovviamente sbagliato, da non fare – spiega Gianola – Chi lo vede in tv si fa un’idea a senso unico di te. Però io, da addetto ai lavori, da ex pilota, posso dire che non è certo la prima volta che accade. Anche ai miei tempi questi gesti di ripicca accadevano; la differenza è che non c’erano telecamere a riprenderli e diffonderli. Tanti colleghi lo hanno letteralmente “lapidato”, ma altri, fra i quali Lorenzo e Dovizioso, hanno giudicato l’episodio in maniera diversa, cercando di capire cosa passi per la testa in quel momento. Detto questo, io non l’ho mai fatto: per me sarebbe stato sufficiente lasciar correre e a fine gara chiarirsi nei box, magari andando in direzione gara».

«Non un bell’esempio»

Alcuni hanno parlato di un gesto molto più che pericoloso, le cui conseguenze avrebbero potuto rivelarsi gravi per Manzi. «Io non credo. Quando fai quel gesto non pensi certo a uccidere il tuo rivale, come qualcuno ha detto. Anche perché la mano tocca il guanto che tocca la leva del freno, per cui la pressione è minima. Ripeto, è una “ripicca” vista molte altre volte con meno clamore, certamente da non fare e di pessimo esempio per i giovani. Ma su Fenati c’è eccessivo accanimento, forse per via di qualche suo atteggiamento passato. Se ci pensate bene, però – fa notare il mandellese – le due gare di squalifica non rappresentano una punizione così pesante, considerato che c’è chi lo vorrebbe radiato dalle corse».

La carriera di Fenati, a 22 anni, diventa ora un enorme punto interrogativo. E per colpe sue. «Mi dispiace perché lo conosco bene e ho contribuito a portarlo in alto – conclude Gianola – Finché ho lavorato al suo fianco non abbiamo mai avuto problemi, aveva solo qualche gesto di stizza quando le cose non giravano bene. Il mio nome circolava associato alla MV Agusta per ritrovarlo il prossimo anno (Fenati aveva già trovato un accordo per il 2019, ndr), ma anche loro lo hanno scaricato».

Nelle parole di Gianola, oltre alla condanna per un comportamento che non appartiene alla sua sfera di pilota “pulito” e corretto, è evidente il rammarico per un lavoro interrotto a metà. Un lavoro che rischia di essersi volatilizzato nella folle domenica del circuito di Misano, intitolato a Marco Simoncelli.

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