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C3, BluCeleste in profondità

Il calcio va guardato allo Stadio

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Tempo di lettura 3 minuti

Ricordo ancora il GranPremio di Forumla Uno a Montecarlo. Era il primo, quello successivo alla tragica scomparsa in Belgio 8 maggio 1982 di Gilles Villeneuve.
Mi trovavo in pista con un caro amico inviato dalla rivista specializzata Rombo, Giuliano Orzari.
Erano ancora dei tempi eroici per la F1. Tempi in cui, anche se la televisione si stava appropriando dello spettacolo sportivo delle gare, la partecipazione del pubblico era incredibile.
Lo stesso linguaggio utilizzato dai vari cronisti e commentatori TV dell’epoca non era ancora cosi infarcito e appesantito da terminologie tecniche e ingenieristiche, incompresibili alla gran massa di appassionati.

La TV e il marketing hanno poi del tutto fagocitato la F1. Le gare automobilistiche in TV sono oramai divenute, per i più, uno straordinario viatico per dei sonni ristoratori in poltrona.

Il calcio visto in Pay TV è purtroppo, dal nostro punto di vista, avviato sulla stessa strada.
Per conoscere i gli orari delle gare e i giorni di svolgimento bisogna essere dotati di una agenda dedicata o di un “Calendar” in formato Pdf.

Ci sono settimane con turni di campionato che iniziano di martedì per terminare la domenica sera.
I cronisti e i vari commentatori fanno a gara per passare il più possibile per dotti espertoni, con il risultato di utilizzare un linguaggio algebrico ,geometrico e da frequentatori di Coverciano.

Tra i tanti che poi non riescono a comprendere la complessità dei dialoghi e dei commenti di questi addetti ai lavori ci sono anche loro stessi. I cronisti e i commentatori, che secondo noi non capiscono spesso quello che stanno dicendo.

Il calcio in TV ha contribuito pesantemente allo svuotamento degli stadi. In serie A solo sei o sette società possono contare su un numero di spettatori abbonati e paganti importante.
L’affluenza presso gli stadi delle altre squadre è sotto gli occhi di tutti. Non parliamo, poi, di Serie B: un’ecatacombe.

Ci sono poi gli aspetti sanitari: passare intere settimane seduti davanti al televisore, incapsulati da poltrone o sdraiati sul divano ingurgitando merendine, panini, pop corn, patatine, birrette e quant’altro, più che tartarughe addominali produce panze fenomenali. Senza trascurare che non ci si può neppure incazzare e polemizzare con il vicino di posto allo stadio.

Il calcio poltronizzato non ci piace! Passi per le competizioni europee, ma settimane di campionati passati tra le quattro mura domestiche ci hanno arruginito gli zebedei.
Non vorremmo mai che tutto questo calcio TV divenisse come il mistero DAZN: un buco con niente intorno.

Per fortuna, noi abbiamo il Lecco.
Vogliamo mettere? Vedere le partite al “Rigamonti-Ceppi”! Adesso rimesso a nuovo modello “Bombonera”. Beh, dai, non c’è paragone.

Che dire, poi, delle trasferte.
Avere cambiato girone consente una sorta di turismo sportivo-gastronomico.
Ritroviamo la curiosità di conoscere squadre mai incontrate e di sfidarne altre che, se anche conosciute, da molto tempo non incrociamo.
Eppoi il pathos di giungere in città nuove, d’incontrare nuove tifoserie, il respirare quell’atmosfera da Calcio Vero, quello della Domenica pomeriggio! Che qualcuno dei capi di Sky, DAZN, Mediaset oRai considera antiquato, poco interessante televisivamente, analogico.
A noi il loro modello calcisticico digitale non piace.

Viva il Calcio della Domenica Pomeriggio, dove si parla con le persone, si gioisce ,si soffre, ma sopratutto si vive in diretta.

Vediamoci, allora, tutti allo stadio e negli stadi dei nostri avversari: gioca il Lecco!
E questo è il calcio vero.

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