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Tallarita: «Ecco le richieste dei club di Serie B per giocare nel 2020/21»

Il presidente del Basket Lecco, dopo aver partecipato alla videoconferenza con i vertici Lnp, riassume le perplessità delle società in quattro punti: protocolli sanitari, date del campionato e numero di squadre, contenimento dei costi

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Le incognite al momento sono grandissime. Per far sì che la stagione 2020/21 possa esistere, sono almeno quattro i nodi che la Fip dovrà sciogliere. Senza prescindere, ovviamente, da uno scenario sanitario che escluda lo scoppio di una nuova ondata epidemica.

Il Covid-19 ha interrotto la stagione della palla a spicchi, come di qualsiasi altro sport, a inizio marzo. Ieri le società di Serie B si sono ritrovate in videoconferenza con i vertici della Lega Nazionale pallacanestro per formulare le proprie perplessità riguardanti la ripresa dell’attività nella prossima stagione. Ne abbiamo parlato con il presidente del Basket Lecco Antonio Tallarita, che ha partecipato in rappresentanza della società bluceleste. «Abbiamo avanzato alcune istanze, affinché La Lnp possa trasmetterle alla Federazione».

I punti fondamentali, come scritto, sono quattro. Il primo è l’aspetto sanitario e Tallarita, da medico, lo sa bene. «Dovranno chiarire quali sono i protocolli da seguire con giocatori e staff. Siamo piccole società, non abbiamo certo i mezzi dei club di Serie A o del mondo del calcio. E se un giocatore contrae il virus, cosa succede? Come facciamo a dimostrare che lo ha contratto in campo e non altrove?»

Le incognite riguardano anche le date della prossima stagione. «Dovremo capire il prima possibile se il campionato potrà ripartire a ottobre o, come ventilato da alcuni, a gennaio 2021, sempre escluso che l’epidemia di Coronavirus non riparta. E poi – continua Tallarita – il terzo dubbio riguarda il numero delle squadre partecipanti: sarà una stagione condizionata dalle rinunce, molte squadre potrebbero saltare o ripartiranno da categorie inferiori, avremo solo 56 società e gironi ridotti o addirittura tre gironi invece di quattro?».

L’ultimo nodo da sciogliere è per certi versi il più importante, quello economico. La crisi che colpisce l’Italia e il mondo produttivo taglierà le gambe alle sponsorizzazioni, rendendo quasi impossibile continuare l’attività a molti club. Ecco perché i presidenti chiedono una riduzione delle spese, in particolare dei contributi Nas, i parametri da versare alle altre società per aver valorizzato i giocatori all’uscita dei settori giovanili.

«Tra questi e i costi fissi delle gare e altro, se ne vanno in partenza circa 80mila euro – quantifica Tallarita – Una situazione simile ora non è più sostenibile. Chiediamo che vengano abbattute queste spese, e non solo i costi gara che potrebbero alleggerirci non oltre i 5-6mila euro. Altra patata bollente riguarda gli ingaggi: noi proporremo il rimborso del 70% ai giocatori perché è giusto, essendo stati costretti a interrompere la stagione, ma non è detto che accettino tutti».

Già partecipare al campionato 2020/21, indipendentemente da come andrà in campo, sarà la più grande conquista sportiva degli ultimi anni. Covid-19 permettendo.

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