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Fracchiolla a “Il Blu e il Celeste”: «Presto per il mio futuro e del mister, ma dare continuità è importante e sento la fiducia del patron. Per la Serie B serve stabilità e occhio alla nostra Primavera. Non mi voglio accontentare»

Il Direttore Sportivo, ospite in studio nella serata di lunedì, ha parlato per oltre un’ora e mezza del momento attuale e dei progetti futuri, facendo capire la propria volontà di rimanere

Domenico Fracchiolla, a destra, durante la diretta
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Tempo di lettura 8 minuti

Lunga serata di calcio negli studi di Lecco Channel, dov’è stato gradito ospite Domenico Fracchiolla, Direttore Sportivo della Calcio Lecco 1912. Il diesse bluceleste ha risposto per oltre un’ora e mezzo alle domande degli ospiti e dei tantissimi tifosi che hanno interagito mediante i vari mezzi messi a loro disposizione. Si è spaziato praticamente su tutti i fronti: dal mercato, al Settore Giovanile, passando per la compagine societaria e il suo futuro, dato il contratto in scadenza il prossimo 30 giugno 2021.

Fracchiolla a “Il Blu e il Celeste”: l’intervista

Direttore, partiamo dal mercato:
«Siamo stati bravi sui giovani, prendendo quattro classe 2001 con il contratto di addestramento e anche l’operazione di Masini è figlia degli ottimi rapporti che abbiamo con le società professionistiche, nonostante Raggio non abbia fin qui fatto nemmeno un minuto. Una volta allargate le liste ad agosto abbiamo integrato con Lora, poi a gennaio abbiamo inserito Foglia ed Emmausso a completamento della rosa; questa è stata la nostra impostazione, a gennaio abbiamo fatto 12 operazioni, tante. Ci tengo a sottolineare la disponibilità della famiglia Di Nunno e delle persone che sono presenti in società, che ci fanno a lavorare e impostare le varie gestioni. E’ una fortuna, capita in pochissime società di avere così tanta disponibilità; se oggi siamo in quella zona della classifica lo dobbiamo alle persone che hanno sposato questa mentalità, dopo Renate io e il mister eravamo dati in bilico, ma in realtà ci è stata accordata ulteriore fiducia. Spesso ho sentito critiche in passato, ma il presidente ci ha sempre aiutato ed è la nostra forza».

Capitolo costi e gestione dell’ambiente:
«Ad agosto avevamo 10 giocatori, a Ferragosto nessuno si è allarmato. Avevamo l’obiettivo di far capire a quelli importanti cos’era diventata la Calcio Lecco 1912; tanti sono arrivati con l’incentivo all’esodo versato dalle altre società, nessuno è stato pagato a prezzo pieno, eravamo competitivi con il progetto e non economicamente. Galli e Iocolano li abbiamo convinti con un progetto serio, così come i vari Mangni e Marzorati; per Pissardo sono serviti tre mesi, ma la società non ci ha scavalcato e il preparatore Zotti ha lavorato con chi aveva a disposizione. Il mercato di “C” è fatto di attesa e tranquillità, abbiamo iniziato a lavorare a maggio, prima dei play-out, senza disunirci strada facendo. Strambelli? Discorso economico, ci ha chiesto una determinata cifra e per meno abbiamo preso Iocolano, il più forte. Quanto abbiamo speso? Siamo al sesto-settimo posto per monte ingaggi, lo dicono i dati; complessivamente s’è speso meno dell’anno scorso. Ripeto, sono contati altri valori rispetto a quelli economici: è facile, oggi, dire che la squadra è forte, ma in estate abbiamo creduto in giocatori che conosciamo a fondo».

Pissardo, oggi, è in prestito:
«Nel periodo estivo ho sentito più Marco della mia fidanzata, sono rimasto sbalordito dell’operazione (prestito gratuito con diritto di riscatto, ndr) che abbiamo fatto. Ad agosto siamo partiti con i soli Safarikas e Bonadeo, poi abbiamo scelto Bertinato che ci dava delle garanzie di un certo tipo, tanto da causare delle difficoltà al mister sulle scelte da fare».

Su Emmausso:
«Ha un anno e mezzo di contratto, ci crediamo. Gli serve ancora del tempo per integrarsi al meglio con il resto dello spogliatoio, gente che vuole tornare in Serie B. Dev’essere stare sereno e bravo a farsi trovare pronto, senza perdere la tranquillità mentale».

Su Foglia:
«E’ incazzato nero con l’Arezzo, è venuto con una voglia devastante così come Marotta».

Raggio e Haidara si sono visti poco o niente:
«Non è facile entrare in una squadra che sta facendo bene, valuteremo con il tempo. Capoferri ha avuto la strada più spianata da altri fattori».

Si parla tanto di Serie B1 e Serie B2:
«Togliere la Seconda Divisione è stato un errore enorme. Va reinserita insieme a una rimodulazione dei contratti, affiancando anche quelli di apprendistato. La Serie C2 sarebbe perfetta per le seconde squadre».

Su Kaprof:
«Il calcio di Serie C è molto particolare, lui ha bisogno di avere il pallone spesso tra i piedi e invece qui si gioca molto sulle seconde palle. Abbiamo preferito inserire Emmausso anche per fare un lavoro legato alle plusvalenze; bisogna ragionare a lungo respiro».

Indubbiamente il Lecco ha fatto die passi in avanti:
«La maturità la stiamo acquisendo, se mettiamo ulteriori pressioni facciamo danni. In società ci sono persone che hanno voglia di fare e di crescere, senza contare il Responsabile del Settore Giovanile Pennati; abbiamo una Primavera che può puntare allo Scudetto, è fortissima e l’ha dimostrato nel fine settimana con il Renate. Si sta facendo un lavoro ampio con unità d’intenti e una forte coesione interna, non sono favorevole alle società faraoniche e in Serie C non ha senso essere in tanti perché sono tutte figure da gestire; guardare il Novara, che deve fare riunioni di otto-nove persone per prendere delle decisioni. Qui ci sono figure che aiutano, come il presidente onorario Angelo Battazza che dispensa consigli extra-calcio».

Sulle strutture:
«L’obiettivo era quello di dare un profilo diverso, i giocatori devono venire alla Calcio Lecco sbavando, mentre l’ambiente deve stabilizzarsi, capendo che ci sono momenti di difficoltà e i pareggi non sono da buttare in determinati momenti del campionato. Una volta che l’hai fatto, puoi pensare alla Serie B, poi è normale che puoi arrivarci anche prima facendo degli investimenti, come quello che abbiamo fatto per la palestra. In merito al campo di allenamento posso dire che va aggiustato questo discorso, allo stadio deve allenarsi solamente la Prima Squadra, non anche le squadre del Settore Giovanile, che deve frequentare di più il “Bione”; ci serve una mano per far questo, le istituzioni devono dare il massimo sostegno per raggiungere determinati obiettivi. Quando ci sono state delle gelate noi abbiamo avuto dei problemi; personalmente, comunque, non mi voglio accontentare».

Sul suo rinnovo contrattuale:
«Sono il Direttore Sportivo professionista più giovane d’Italia, non guardo a questa cosa. Dobbiamo pensare alle partite, la settimana che ci aspetta è troppo importante e dobbiamo pensare a quello, non al mio futuro. Aspetto con il dente avvelenato la partita di Renate, ci hanno detto che siamo poco coerenti e vulcanici… A prescindere dal mio futuro, qui ci sono ragazzi come Malgrati che possono mantenere il legame con il territorio anche una volta tolte le scarpe da gioco, ma vale anche per Capogna, Merli Sala e Moleri; serve continuità, sia tecnica che di persone».

Perchè hai voluto Lecco a tutti i costi?
«Perchè sentivo qualcosa d’importante, la piazza ha storia, passato ed entusiasmo giusto; inoltre, venire a lavorare al Nord era un modo per cimentarmi in un calcio diverso. C’era scetticismo all’inizio, non lo nego. Un’altra cosa che mi ha affascinato è stato il Santo Patrono (San Nicola da Bari, ndr), ogni volta che vinco vado da casa alla statua a piedi».

Difficile slegarsi dalla figura di Paparesta?
«No, assolutamente no. Alla fine sono arrivato ufficialmente a giugno, io devo dare conto solamente al patron Paolo Di Nunno perché personalmente non sono legato a carri e carretti di vario tipo. Devo sbagliare con la mia testa, Paparesta è stato il mio presidente a Bari e mi ha dato l’occasione di essere Responsabile del Settore Giovanile, ma dato tanto a tutti i miei presidenti».

Confermeresti mister Gaetano D’Agostino?
«E’ giusto dare continuità, perché paga. Se si trovasse la quadra sarebbe la cosa giusta: se finissimo il campionato in zona play-off e facessimo una bella fase finale avremmo fatto il nostro. Volo sempre con i piedi per terra, è normale, ma la squadra ha grande entusiasmo. Il tecnico sta facendo il percorso che doveva fare, avremmo potuto avere 4-5 punti in più e 5-6 in meno; oggi la maggior parte delle scommesse ci stanno riuscendo, inoltre l’anno scorso ha fatto un grande lavoro, anche sui giovani. Gestione di alcuni giocatori? Volevamo una distribuzione equa dei gol e davanti c’è stata grande rotazione».

Sarete in lotta per la Serie B il prossimo anno?
«In base a come si concluderà quest’anno sarà impostato il prossimo. Il Lecco ha una base di giocatori seri, che oggi in Serie C vogliono tutti e rappresentano una base; non si partirà dal nulla e non sarà facile meglio di quest’anno non sarà semplice. Como da promozione? Rappresenta un esempio da prendere per la continuità tecnica che ha dato durante il percorso. Hanno alzato molto il budget e preso quattro-cinque giocatori importanti e li hanno messi in una base pre esistente, anche se la squadra ha dei difetti la coesione rappresenta la loro forza; fare come l’Alessandria, che cambia ogni anno, non premia».

Sulla Primavera:
«La squadra è forte, abbiamo fatto un grande lavoro e ci sono ragazzi di qualità. L’obiettivo è quello di arrivare nelle prime quattro squadre della classifica e rimanere in Primavera 3».

Settore Giovanile, Academy e scuole:
«Stiamo facendo un lavoro che darà i suoi frutti. Vogliamo andare soprattutto in provincia, si può fare tantissimo; purtroppo non possiamo portare i giocatori nelle scuole e i ragazzi non possono venire allo stadio, ma per programmare determinate cose dobbiamo fare questi ragionamenti. Quello dell’Accademy è stato il primo progetto che ho seguito a luglio, messo in campo da tanti ragazzi che hanno grande passione».

Giocatori di prospettiva:
«A parte qualche giovane come Capoferri, Nannini, Nesta e Masini, tra gli over meriterebbero la Serie B con continuità Iocolano e Cauz, che ha grandi potenzialità».

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