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Post Lecco-Renate, Di Nunno: «Questa squadra ha le palle. Diana aveva detto che non avremmo vinto…». D’Agostino: «Questione di famiglia». Iocolano: «Spogliatoio incredibile»

Euforia in casa bluceleste dopo la prima vittoria assoluta contro i brianzoli: il secondo posto dista solo tre punti

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Tempo di lettura 5 minuti

Dalle mille e una notte. Il Lecco sbuffa e soffre a lungo contro un Renate tatticamente perfetto, che scappa con Galuppini ma non chiude la partita: contro queste Aquile, un peccato mortale; negli ultimi dieci minuti salgono in cattedra Cauz e Iocolano, che ribaltano completamente la situazione e regalano un’altra giornata magica al “Rigamonti-Ceppi”, oltre alla prima vittoria assoluta contro le Pantere. I blucelesti allungano così sulla Pro Patria in classifica, avvicinano lo stesso Renate terzo e mantengono i tre punti distacco dal secondo posto detenuto dalla Pro Vercelli.

Lecco-Renate: la conferenza del patron Paolo Di Nunno

Siete in linea con i programmi?
«I lecchesi devono essere orgogliosi e dovrebbero mettere anche dei soldi, ma qua c’è uno della provincia di Barletta-Trani a farlo… Ora ci godiamo questo trionfo. Cercheremo di fare un grande campionato, fino alla fine. Mister Diana ci ha detto che non avremmo vinto, invece… Io voglio vincere anche il campionato».

Rimane qui?
«Direi di si, ma ci sono costi ingenti da sostenere».

Questa squadra ha le sue palle, giusto?
«Si, va detto. Nel secondo tempo abbiamo cambiato mentalità, piegandoli. Qua non verrà a vincere nessuno, anche per com’è stata costruita la nostra squadra».

L’entusiasmo intorno alla squadra può chiamare investitori?
«Non lo so, bisogna vedere cosa pensa la gente di Lecco. Qui tutti hanno paura, i soldi vengono portati altrove. Qualche industriale ci penserà, spero, questa è una delle province più ricche d’Italia. Ho chiesto una mano anche al Sindaco Gattinoni. Io sono aperto a tutto, ma il campionato lo voglio vincere io. Da solo non ce la faccio»

Sui tifosi:
«Si sono comportati sempre bene, siamo una delle società più serie di tutta Italia. Voglio che siano felici e contenti come me, oggi, sperando di vederli il più presto possibile. Quando vengono mi portano gioia».

Lecco-Renate: la conferenza di mister Gaetano D’Agostino

Mister, partiamo dall’ingresso di Liguori e dal tuo acume tattico:
«Eravamo prevedibili, la sua scelta era volta a dare fastidio a loro negli ultimi metri, cosa che non avevamo. Lo stesso vale per Mangni e Capogna, Damonte aveva preso tutte le palle appoggiate. Dico che abbiamo vinto inserendo due under, ecco la loro importanza».

Questione di carattere…
«… e di famiglia. La lucidità nel colpirli l’abbiamo tirata fuori, come vi avevo preannunciato. Sul loro rigore possibile non dico niente, a noi ne mancano quattro. Va bene la lamentela, ma alimentare questa veemenza no. Se noi avessimo fatto questo casino saremmo tutti squalificati, quando non ci sono stati concessi quattro rigori non abbiamo alzato tutto questo polverone».

Stadio magico:
«È questione di famiglia, lo ripeto. La gioia più grande, e va sottolineata, è che oggi non ho avuto la possibilità di mettere due over al posto di Liguori e Masini; Patrizio è un giocatore pronto, si è visto da alcune giocate. Nelle difficoltà si vedono gli uomini e oggi i ragazzi hanno dimostrato di esserlo, la vittoria di oggi la dedichiamo ai tifosi che ci mancano tanto».

Primi 70′ di difficoltà:
«Galuppini e Kabashi sono forse i due più bravi del campionato. Avevo messo in preventivo di andare in difficoltà, ma siamo sempre rimasti in partita. Di azioni nitide loro ne conto poche, sono stati bravi dal punto di vista balistico. Abbiamo occupato bene gli spazi centralmente con il passare del tempo, mentre l’apertura di Liguori su Azzi per la punizione che porta al primo gol è una grande giocata. Dopo l’errore di Liguori ho capito che potevamo vincerla. Abbiamo visto due squadre forti, noi siamo stati bravi a rimontarla, tre mesi fa non eravamo questi».

Iocolano è imprescindibile:
«Vale quanto vale Ronaldo per la Juventus. Ma guardiamo anche Mangni a cui mancava solo la stampella, fare un quarto d’ora così vale tanto».

Siete la favola del campionato:
«No. Noi dobbiamo costruirci la realtà, questa è una parola che non porta bene. Pensiamo a pedalare, a lavorare e al Novara. Dobbiamo seminare durante la settimana».

Su Cauz:
«Sto lavorando sulla sua testa, quando arriva al campo deve avere la convinzione di poter andare in un’altra categoria».

Lecco-Renate: la conferenza di Simone Iocolano

Simone, la mentalità giusta:
«Loro sono veramente un’ottima squadra, lo dimostrano i punti che hanno. Loro hanno raddoppiato e triplicato, poi escono le giocate dei singoli come quella anche di Cristian Cauz. Io determino? Quando arriva il momento, va sfruttato».

Cambio di passo:
«A metà partita ci siamo detti che avremmo dovuto schiacciare sull’acceleratore. Non sono parole che volano nello spogliatoio, ma indicazioni date e che rimangono. Siamo stati questi, rientrati in campo con la consapevolezza che avremmo potuto vincere».

Sei tornato a fare tanti gol:
«A Bassano la mia carriera ha svoltato, lì sono diventato un uomo-gol, poi c’è stato un declino nelle reti segnate fino a quest’anno. Grazie alla fiducia di mister e compagni, che mi fanno sentire sempre importante, dò qualcosa di più».

Calo fisico?
«Al settantesimo ci siamo accorti che loro erano in difficoltà, li abbiamo visti in calo e lì ci è scattato qualcosa. Non credo, altrimenti un gol del genere al novantesimo non lo fai».

Il 3-5-2 non ha funzionato al meglio:
«Per sessanta minuti abbiamo avuto delle difficoltà perchè creavano superiorità numerica che facevamo fatica a colmare. Avremmo potuto fare qualcosa in più, vedremo in settimana cosa nello specifico. Nonostante la difficoltà abbiamo tenuto botta e ne siamo usciti al meglio».

Sui calci piazzati, ora sfruttati a dovere:
«Prima non li abbiamo sfruttati, siamo sempre noi. Siamo consapevoli di avere un arma in più. Chi batte tra me e Foglia? Chi sta meno peggio».

Cosa c’è di particolare a Lecco?
«Uno spogliatoio incredibile, ci sono degli uomini dentro. Si è creato un qualcosa che non so spiegare, ma è bello venire al campo e questo non è banale perchè vuol dire che il compagno corre anche per te».

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