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Le dichiarazioni rilasciate dal patron nel corso del fine settimana rappresentano una sparata, più che una provocazione, questa volta andata un po’ oltre i limiti

Lecco-Inter del 12 marzo 1961
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Ci sono le provocazioni. E poi ci sono le sparate. Dategli il senso figurato che preferite, ma ciò che abbiamo letto sulla tratta Pistoia-Lecco, giusto cinque minuti dopo aver concluso le consuete interviste del dopo partita, è semplicemente di cattivo gusto. «Ho avuto un’idea. Il Calcio Lecco 1912 dal prossimo anno cambierà nome e competerà come “Paolo Di Nunno Calcio”»: queste le esatte parole comparse sullo storico “Cittadino” di Monza, testata che in tempi recenti è stata acquisita da Davide Erba, patron del Seregno secondo nel girone “B” di Serie D. Che le dichiarazioni di un imprenditore trapiantato dalla Puglia a Cormano, proprietario e amministratore delegato di una società lecchese, vengano veicolate da un importante quotidiano monzese lascia aperti ulteriori spunti di riflessione, non legati alla veridicità delle dichiarazioni stesse tanto che non sono state smentite, ma soprattutto ci riporta alla sempre attuale tematica dell’umoralità del patron bluceleste.

Da una parte c’è la volontà, dichiarata pubblicamente e privatamente anche nelle ore più recenti, di raggiungere il ben più appetibile mondo della Serie B tra questo e, più credibilmente, il prossimo anno; l’altra faccia della medaglia è quella di un ricercato maggior sostegno economico da parte del tessuto imprenditoriale lecchese. In tre anni e mezzo la proprietà ha investito circa dieci-undici milioni di euro tutto compreso, chapeau, e ha costruito un patrimonio rispettabile, qualche realtà locale ha dato il proprio appoggio economico, piccolo o grande che sia, ma va anche rimarcato che non è mai stata sviluppata in maniera profonda l’area marketing della società. E determinati sfoghi, per quanto comprensibili, dovrebbero anche essere seguiti dallo sviluppo di un piano di potenziamento interno che possa permettere alla proprietà di spendere meno quando la stessa ha appena toccato il non ambito traguardo di un anno tragico dal punto di vista lavorativo. Eppure ha allestito una squadra forte a costi ragionevoli.

C’era prima e ci sarà dopo

E veniamo all’effettiva efficacia di determinate dichiarazioni, che tra l’altro arrivano nel fine settimana in cui i blucelesti tornano al quarto posto della classifica e mettono nel mirino il miglior piazzamento degli ultimi 45 anni (3°, Serie C 1975/1976). Poco ma sicuro, ora non un imprenditore locale si presenterà alla porta di via Don Pozzi per dare il proprio sostegno economico; anzi, certe parole in genere possono rappresentare dei veri e propri boomerang. Numero due: la Calcio Lecco 1912 è operativa, con vari nomi, dal 22 dicembre 1913, ma il football si gioca in città addirittura dal giugno 1908; significa che scriveva la storia locale prima della nascita di tutti noi, o quasi, che è passata dal Paradiso della Serie A all’inferno del profondo dilettantismo, che ha vissuto i quarant’anni del compianto Presidentissimo Mario Ceppi e che sarà in vita anche negli anni a venire.

In senso più ampio, il proprietario di una società calcistica è come un amministratore pubblico: deve ragionare da dirigente d’azienda, ma dev’essere conscio di avere tra le mani un bene dall’enorme valore storico e sociale che è soprattutto di proprietà della gente. La Calcio Lecco 1912 tornerà a far registrare migliaia di persone al “Rigamonti-Ceppi” non appena questo periodiaccio sarà stato messo alle spalle, mentre la Paolo Di Nunno Calcio se la canterebbe e suonerebbe da sola. E sicuramente non lo farebbe all’ombra del Resegone. Un “grazie” eterno per quanto profuso negli ultimi tre anni e mezzo, ma anche gli sfoghi andrebbero perimetrati e circostanziati, soprattutto se riferiti attraverso canali oggi molto distanti dalla realtà bluceleste.

Programmare

Punto, andiamo oltre: quello della cadetteria è un traguardo che si può toccare con mano, ma per arrivarci bisognerebbe programmare il futuro prossimo sin da ora, fondandosi in prima battuta sui contratti biennali fatti intelligentemente firmare la scorsa estate ad alcuni pezzi pregiati della rosa, ragionando anche sui ruoli di Direttore Sportivo e allenatore. Niente piove dal cielo per grazia ricevuta, lo insegnano anche i fasti recenti.

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