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Dalla gioia per la Berretti alla delusione per la Prima, fino al limbo dell’incertezza. I tifosi a Di Nunno: «Non puoi andartene così»

I due anni e mezzo di gestione Di Nunno sono stati caratterizzati da un caos intermittente. Dal club “Amici del Pres” alla malgestione del personale, passando per i milioni spesi male

Il presidente Di Nunno, a sinistra, posa per la foto con la Berretti
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Tempo di lettura 6 minuti

In questi anni Paolo Leonardo Di Nunno ci ha abituato al non poter quasi mai star veramente tranquilli. Dopo aver acquisito la Calcio Lecco 1912 dal Tribunale nel corso dell’estate 2017, l’attuale patron bluceleste ha sin da subito iniettato ingenti capitali nella società. Questo rimane, e rimarrà per sempre, il più grande merito della sua gestione, da mosca bianca del calcio: gestione che si è definitivamente chiusa dopo il comunicato odierno? Difficile dare una risposta del genere: in questi due anni e mezzo l’imprenditore pugliese con residenza a Cormano ci ha abituato a cambi di scenario totali nel giro di poche ore. Inoltre, il dare le dimissioni dalla carica di presidente non toglie il fatto che Di Nunno rimanga il proprietario della Calcio Lecco 1912, con oneri, onori del caso e fino a prova contraria.

Due anni e mezzo di caos a singhiozzo

La sensazione di caos la ricorda il “si e poi no” di Luciano De Paola nell’autunno 2017 dopo l’esonero di mister Alessio Delpiano, così come la riportano alla mente l’allontanamento telefonico di mister Marco Gaburro avvenuto poche settimane fa o il continuo andirivieni di giocatori degli ultimi mesi, giusto per riportare i fatti più eclatanti. Una rosa passata dai venticinque elementi estivi fino alla folle quota di trentadue giocatori in breve tempo, da poco tornata alla cifra di ventinove, ma che fare il passo verso i trenta atleti con l’avvio della nuova settimana. E aggiungiamoci anche le ultime voci che parlano dell’insoddisfazione della proprietà in merito all’operato del giovane Dt Franesco Filucchi, incaricato di sfoltire la rosa in tempi decisamente più brevi rispetto a quelli a cui si sta assistendo. O il fatto che, nonostante il ribaltone, il Lecco ha fatto sei punti in otto partite non facendo quasi mai ricorso al minutaggio.

Un “casot”, come direbbero i lecchesi, che ha avuto l’intervallo di un campionato trionfale, bagnato da record su record, cancellato con un colpo di spugna dalla memoria dei tifosi blucelesti a suon di rescissioni e malgestioni del personale, che hanno portato la squadra al terzultimo posto della classifica del girone “A” di Serie C. Non tutto imputabile a Di Nunno, ma anche a chi ne ha fatto le funzioni in via Don Pozzi. Vien da sé che nessuna figura professionale può esser fatta passare sottotraccia: sabato sera, per assistere a Lecco-Giana, in Tribuna Centrale vi era anche Mario Petrone, recente tecnico di un Rimini miracolosamente condotto alla salvezza ma ora svincolato. Difficile, aldilà di tutto, pensare a un cambio della guida tecnica in tempi stretti, ma nulla si può far passare come un castello costruito in aria.

Mario Petrone (con gli auricolari) in Tribuna Centrale

Dalla gioia per la Berretti alla delusione per i grandi

E si che il pomeriggio di sabato 23 si era aperto nel modo migliore grazie alla gran vittoria della Berretti di mister Massimo Carli, allenatore arrivato a Lecco su consiglio di Gaburro, ora prima in classifica grazie alla rimonta condotta sul Novara. La gioia è stata tale che il presidente Di Nunno in prima persona ha voluto convocare tutto il gruppo in sala conferenze per scattare la foto post gara, un atto tutt’altro che dovuto.

Poi, nonostante la buona prova, i grandi non riescono ad averla vinta con la Giana Erminio, il “pres” dal privè urla verso il campo all’uscita della squadra dopo il triplice fischio e il nervosismo torna a montare ben oltre i livelli di guardia, portando alla serrata della segreteria per impedire che eventuali sfoghi possano arrivare a favore di telecamere. La rabbia rimane fino alla domenica mattina e fa uscire sulla pubblica piazza le parole di cui abbiamo detto. Che le abbia fatte scatenare il solo risultato sportivo è, però, molto difficile da credere.

«Non te ne puoi andare così»

La parte lesa è quella rappresentata dai tifosi. Urge ricordare che quella di Lecco è la quinta piazza del girone per numero di presenti al “Rigamonti-Ceppi” con i suoi 2.284 spettatori di media. Una cifra non banale, riflesso numerico di un popolo che ora chiede sacrosante spiegazioni. Le chiedeva sulla ripetuta presenza degli “Amici del Pres”, club ampio, visti allo stadio e non le ha mai avute fino in fondo; piuttosto, il monito dei tifosi al massimo dirigente è sempre stato uno: «Occhio a quelli cui affidi i tuoi soldi», andato a vuoto vista l’enorme quantità di danari buttata al vento per dar retta a consigli rivedibili. «Non te ne puoi andare così, la Calcio Lecco non è un giocattolo»: è bene che il messaggio, questa volta, venga colto rapidamente per non ampliare ulteriormente una frattura nata in tempi non sospetti.

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