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Calcio Lecco, Fall: «Vedo tante persone che soffrono. Stipendi? Non siamo da “A” e “B”, ma andremo incontro alla società»

Il centravanti senegalese è rimasto momentaneamente in città, ma a breve farà ritorno in Romagna: «Follia tornarsi ad allenare come successo in Germania»

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Attaccante “Gira Italia”, Ameth Fall, che nel corso della sua carriera ha vissuto tante situazioni particolari in giro per il Belpaese, anche nella precedente esperienza lecchese. E, oggi, si ritrova coinvolto nella peggior emergenza sanitaria dal Secondo Dopoguerra come tutti gli altri atleti, e non solo, italiani. Se non altro lui è sempre stato un habituè dell’allenamento tra le mura domestiche: «Allenarmi sempre fa parte del mio repertorio, aldilà del Coronavirus, non è un novità. Ho preso questa mentalità da ragazzi altre categorie, l’amicizia con Yuto Nagatomo mi ha lasciato l’atteggiamento che aveva».

Il centravanti senegalese, naturalizzato italiano, è tra i pochi giocatori rimasti a Lecco: «Vivendo in centro mi sono accorto del cambiamento radicale, ho avuto modo di parlare con delle persone che hanno perso i loro cari, come Roberto Pavesi (ex preparatore dei portieri, ndr) che ha perso il padre. Il giorno prima vedi un tuo parente e il giorno dopo non c’è più, non hai neanche la possibilità di salutarlo e accompagnarlo. In tanti non si sono accorti della gravità di questa situazione e vogliono uscire normalmente. Dobbiamo metterci in testa di rimanere a casa, feste o non feste, basta rendersi conto di ciò che viviamo. Sono rimasto a Lecco perchè mi trovo qui con mia moglie e mio figlio in un’abitazione abbastanza grande, con un supermercato vicinissimo. Stiamo preparando le valigie poco a poco, a breve torneremo a casa nostra come gli altri ragazzi che hanno raggiunto le famiglie»

All’estero qualcuno ha ripreso ad allenarsi: «Follia? Sono d’accordo, vedere squadre come il Bayern Monaco che si allenano mi ha offeso, perchè sembra che noi non abbiamo voglia di farlo. A mio parere è sbagliato svolgere attività in questi momenti delicati, si pensa più al denaro che alla salute».

Inevitabile, il tema stipendi e cassa integrazione: «Alcuni presidenti, a marzo, hanno scelto di tenersi i loro soldi per valutare la situazione, ma è sbagliatissimo perchè si creano subito dei problemi. Tante società sono state corrette, iniziando dal nostro presidente Di Nunno che è un signore sotto questo aspetto, a volte ci paga anche in anticipo e possiamo solo ringraziarlo per questo. Quello degli emolumenti è un bel problema, perché dipende dalla fine del campionato. Non dovessimo ricominciare saremmo pronti ad andare incontro alle società, ma non siamo da paragonare ai giocatori di Serie A e Serie B. Cassa integrazione? Purtroppo ogni giorno c’è un cambiamento, fino a quando si parla si fa solo confusione. L’Aic ci tutela a 360°, il nostro riferimento è Andrea (Malgrati, ndr): troveranno una soluzione adeguata».

«All’inizio è mancata la mentalità giusta»

Peccato, perchè il Lecco pareva sul punto di conoscere la sua miglior fase sportiva per l’annata sportiva 2019/2020: «Abbiamo avuto una stagione un po’ traballante, ma non voglio entrare ancora nel merito delle scelte fatte. Dispiace per come sono andate le cose all’inizio, siamo partiti in maniera non perfetta perché è mancata la mentalità adatta alla Serie C. Quando vieni da un campionato vincente hai tanto entusiasmo in testa, ma nella nuova categoria non ci saremmo dovuti rilassare. Qualcuno l’ha fatto, ma non tutti: prendo per esempio il mio amico Jordan Pedrocchi, a cui dico di non mollare, sempre sul pezzo e a lavorare in maniera piacevole da vedere. L’arrivo di mister D’Agostino ci ha aiutato a mentalizzarci e ad affrontare nel modo giusto il campionato, tanti stavano ad avere paura di noi. Gruppo? Quando sei amalgamato è più facile, guadagni tempo per lavorare sui concetti. Il calcio è uno sport strano con degli equilibri tutti suoi, vedremo chi farà parte del progetto. Per me è sempre un piacere giocare qui»

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