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«Me ne vado con Erba al Seregno»

Di Nunno torna alla carica, questa volta per il “Bione” («Costi raddoppiati») e certifica il feeling con il presidente dei brianzoli. Gattinoni gli risponde: «È stato così per tutti»

Paolo Di Nunno BONACINA/LCN SPORT
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Tempo di lettura 4 minuti

Questa volta il pomo della discordia non è la Prima Squadra, ma il Settore Giovanile. Nello specifico, il sempre chiacchieratissimo Centro Sportivo Comunale “Al Bione” di via Buozzi, Lecco. Il virgolettato che fa da titolo all’articolo è, manco a dirlo, da attribuire a Paolo Leonardo Di Nunno, patron e amministratore della Calcio Lecco 1912, estrapolato dalle dichiarazioni che il numero uno bluceleste ha rilasciato nelle scorse ore a “La Provincia di Lecco”. Ricostruiamo la vicenda: l’affitto dei campi utilizzati dalle giovani Aquile è stato raddoppiato, passando da 2 a 4mila euro nel giro di un amen. Un nuovo pomo della discordia tra il numero uno bluceleste e il Comune di Lecco dopo tre anni di rapporto quasi idilliaco: di comune accordo sono stati toccati campo, spalti e area esterna del “Rigamonti-Ceppi”, ma è anche quasi conclusa l’installazione di palestra e zona relax dove una volta sorgeva la tribuna in tubolare. Entrambi ci hanno messo soldi, fatica e risorse economiche, facendo un buon lavoro.

Ora siamo tornati, senza manco passare dal “via”, a dichiarazioni che si ci riportano indietro al 2017, quando il rapporto società-istituzione era ancora in fase embrionale. Con tanto di assist lanciato a Davide Erba, patron del Seregno che agli avvenimenti di casa Lecco s’interessa da un po’. Se mancava una conferma ufficiale di un certo feeling tra i due, beh sarà difficile trovare una dichiarazione più limpida di quella odierna finché il campionato sarà in corso. A questo punto, che sia al “Ferruccio” o all’ombra del Resegone, il matrimonio pare che s’abbia da fare.

Davide Erba, patron del Seregno

Torniamo a noi: le ultime beghe sono figlie di un aumento delle tariffe imposto dal gestore del “Bione”, In Sport Srl Ssd, «avvenuto per tutti: per il campo, per la palestra e per la piscina perché per renderne possibile l’apertura in zona rossa per le squadre di federazione nazionale, che altrimenti non avrebbero potuto allenarsi, abbiamo dovuto alzare temporaneamente le tariffe», come spiegato dal sindaco Gattinoni sempre attraverso il quotidiano locale. Il primo cittadino ha riferito anche in merito panorama futuro, tenendo il punto: «Abbiamo dovuto tentare una mediazione economica con il rialzo temporaneo delle tariffe che finirà però il 1° luglio. E il nuovo bando del Bione prevede già che da allora ci sarà il riequilibro di tasca del Comune. A prezzi inferiori nessuno avrebbe riaperto quegli spazi. L’aumento è pagato a metà dalle associazioni». Come spiega la microeconomia, se la domanda è poca l’offerta sale di conseguenza, in questo caso arrivando a raddoppiare di punto in bianco; un effetto che a Di Nunno non può piacere. Far allenare i centinaia di giovani blucelesti sul campo “1”, concesso in via non esclusiva, richiede un esborso economico sicuramente molto importante per l’utilizzo della struttura.

Non fate cose stupide

E qui veniamo a un discorso annoso: sin da subito Di Nunno ha chiesto l’utilizzo di due campi (“4” e “5”) in esclusiva, a nostro giudizio una possibilità da prendere in seria considerazione perché risolutiva, annunciando di essere pronto a impiegare le risorse necessarie per la loro ristrutturazione. Dall’altra l’Amministrazione, allora Brivio, ha puntato su una ristrutturazione globale attraverso una procedura di project financing andata deserta. Quindi, anche stavolta, siamo passati ai «nessuno mi dà una mano (che poi non è del tutto vero pres)», «a fine torneo me ne vado e lascio questa città d’ingrati, soprattutto una giunta di…», «aveva ragione il centrodestra che mi aveva chiesto un appoggio», fino a un abbastanza clamoroso «o i tifosi protestano contro questa giunta che non mi dà una mano o lascio tutto». Anche perché i tifosi (e il gruppo squadra) sono quelli che la situazione la subiscono senza poterci mettere mano e la volontà praticamente unanime è quella di veder finire questa tarantella fatta di annunci, retromarce e trincee scavate per la difesa delle rispettive posizioni.

Su questo punto Di Nunno e Gattinoni tornano a essere d’accordo: «Capisco e condivido l’appello alla comunità lecchese e agli imprenditori, e forse è questo il momento giusto per investire su questa società e squadra. Se ci fossero degli imprenditori interessati a far tornare il bluceleste ai più alti livelli, questo è il momento giusto». Anche perché buttar via quanto fatto insieme in questi quasi quattro anno sarebbe qualcosa di veramente molto, molto stupido. Che a costruire si fa una fatica enorme, ma a buttare tutto in fondo al lago ci si mette meno di un attimo.

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