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Post Lecco-Grosseto, Di Nunno: «Da oggi non ci sono più, non iscriverò la squadra». Maiolo: «Proverò a farlo tornare indietro». D’Agostino: «Costruita una base importante»

Conferenza stampa fiume al termine di Grosseto-Lecco: il patron ribadisce il proprio disimpegno, il diggì la volontà di farlo tornare indietro e il tecnico parla di tutta la stagione

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Tempo di lettura 8 minuti

Il Grosseto infligge al Lecco una delle peggiori sconfitte della stagione e il patron Paolo Leonardo Di Nunno torna ad ribadire il proprio addio in conferenza stampa. Le cose, però, non sarebbero legate stando alle sue parole: sarebbe la conferma di quanto annunciato nel corso di tutto l’anno, appelli su appelli alla città andati a vuoi. E se dopo il Direttore Generale Angelo Maiolo rende nota la volontà di convincerlo a fare un passo indietro, in chiusura si presenta davanti alle telecamere anche mister Gaetano D’Agostino, che con i giocatori si è presentato davanti ai tifosi per un confronto all’esterno dello stadio. Una conferenza stampa fiume lunga praticamente un’ora, in cui gli annunci si seguono uno dietro l’altro.

Di Nunno: «Lascerò o…»

Patron, è stato un problema psicologico?
«A me di oggi non frega niente, parliamoci chiaro. Io da oggi non ci sono più, il Lecco può fare quello che vuole. Io non metto più un soldo, ho già messo dieci milioni in quattro anni e qui ci sono i miliardari: la società è pulita, c’è tutto, mi devono solo pagare il campo. Se rimane a me? Non iscrivo la squadra, semplice, finirà in Terza Categoria come meritava quattro anni fa. Non m’interessa, ogni settimana bisogna correre per trovare i fondi necessari».

Sulle scelte tecniche:
«No, oggi non me ne frega più niente. Sono amareggiato per la figuraccia che abbia fatto, una squadra per la vittoria del campionato prendere “quattro pappine e a casa” dal Grosseto. Hanno fatto una figura di merda, da uomini di merda. Non si possono perdere 10-12 partite, stiamo scherzando? Vinci con tutte le grandi e poi cadi così con il Grosseto, non voglio morire per il Lecco».

È stato un finale annunciato?
«Se non venivo più allo stadio un motivo c’era. La gestione tecnica non mi è piaciuta: vedo gente che va a duecento all’ora e i nostri vanno a dieci, chiaramente c’è qualcosa che non va».

Quando ha maturato questa decisione?
«Da parecchio, da quando vado la notte a cercare i soldi per pagare il Lecco. Anche cento euro basterebbero, rappresenterebbero un segnale. A Vercelli il Comune paga campo e illuminazione, mette 750mila euro. Il mister? Ha vinto due palle, basta».

È un problema di costi?
«Se la stagione fosse finita con la promozione sarebbe stato diverso. A inizio stagione volevamo fare una stagione di alto livello, poi le prestazioni con le grandi squadre hanno detto che avremmo potuto competere per la Serie B. È mancata la preparazione mentale, anche del mister».

Sulla sua passione:
«L’unica sono i soldi e oggi non li ho. Il Lecco va in mano ai lecchesi, sono pronto anche a rimanere al 50%. Non voglio soldi a tutta forza, a un milione e mezzo la cedo perchè questo è il valore di campo, rosa e vivaio. Voglio andare via bello pulito, ho proposto anche la fusione al Renate ma Spreafico non ha voluto per il suo passato. Mi sono affezionato alla città, però…».

Sulle scelte che non rifarebbe:
«Il mister non possiamo buttarlo via, c’è gente che ha fatto dieci gol e anche oggi ha buttato via due occasioni. Lo vedete anche voi».

Aggiornamento

Maiolo: «Proverò a convincerlo»

Direttore, questa sconfitta era nell’aria?
«I ragazzi erano abbastanza carichi e ci facevano nutrire grandi speranze, speravamo almeno nel pareggio. L’unico compito che avrò sarà quello di andare dal presidente e convincerlo a rimanere».

Sui tifosi e la squadra:
«Sono unici, hanno voluto i giocatori fuori per parlarci. Ci hanno parlato e alla fine li hanno applauditi; il prossimo anno vorranno una squadra in grado di sputare il sangue».

Sul clima del post partita:
«Iocolano piangeva a fine partita, penso che sia un campione che è stato in grado di dare tutto; ho ammirato il suo gesto, è stato l’unico rimasto sul campo a versare lacrime. La scorsa settimana avevamo i ragazzini in campo e oggi no, segni e prendi gol dopo un minuto, poi il terzo, poi il quarto. C’è modo e modo di perdere, questo ha dato fastidio al presidente».

A chi vanno le responsabilità di questo finale?
«È generale, va da me al magazziniere. Non sono solo del tecnico, vanno suddivise».

Sul futuro:
«Conoscere il presidente, lui quando perde si arrabbia molto. Sono due domeniche che si arrabbia meno e questo è un segnale: quando parla tranquillamente, allora qualche problema c’è. Spero di farlo tornare sui suoi passi, ma soprattutto la vicenda del “Bione” l’ha fiaccato: siamo stati costretti a mandare via i ragazzi perché non volevano neanche farci entrare. Guardi altrove e vedi che la Pro Vercelli è fortemente sostenuta dal Comune, qua si mettono i problemi delle giovanili sopra quelli della Prima Squadra. Ci metterò tutta la buona volontà per convincerlo insieme al diesse Fracchiolla, ma è difficile: qui sono state fatte cose non banali, non gli si può dire niente. Se lui ha un segnale dalla città, Comune compreso».

Cosa cambierebbe di questa stagione?
«Dirlo oggi non vale niente. Il primo passo è quello di parlare con Di Nunno per valutare la situazione, pensare a sei mesi fa non ha nessun senso. C’è gente che ha staccato la spina, a fine partita Fracchiolla ha gridato come un matto proprio per questo».

Il futuro dell’allenatore?
«Non penso che voglia rimanere, tanto per cominciare, dato che ha già palesato l’idea. I quadri societari, inoltre, vorrebbero cambiare tutto lo staff, ma già oggi non c’è la volontà reciproca di continuare. Fracchiolla? Non lo considero parte dello staff tecnico».

Sui calciatori da confermare:
«Iocolano? Per me e Fracchiolla è intoccabile, basta vederlo giocare. Dà l’anima. Capogna? Il presidente si arrabbia, ma come tutti gli altri è dipendente dalla base dirigenziale che andrà messa».

D’Agostino: «Base importante. Tanti non avevano mai fatto gli spareggi»

«Sono rammaricato perchè ci tenevo, i tifosi mi hanno confermato l’attaccamento per la maglia. Mi sono emozionato, sentire parlare così una curva è stato veramente emozionante. Li porterò sempre nel cuore, anche oggi mi hanno stupito per il loro attaccamento. Devo ringraziare i tifosi e anche voi, sono cresciuto tanto umanamente e dal punto di vista tecnico. Sono grato a questi ragazzi, le difficoltà sono state tante: non tutti erano abituati a vincere e Lecco ti dà tante pressioni, anche mediaticamente parlando perchè questa è una delle piazze più calde. Il calcio è fatto di pressioni e critiche: qui rimane una base, ad agosto non voleva venire quasi nessuno. Pensate a Iocolano e Capogna, hanno fatto le loro stagioni migliori, a Pissardo con dodici clean sheet».

Parli al futuro?
«A giorni valuteremo con molta tranquillità, se anche dovessi distaccarmi lo farò in modo molto, molto sereno. Abbiamo lavorato molto per far capire determinate cose alla società, è progredita sotto aspetti strutturali. La piazza di andare avanti, sono contento di aver scritto delle pagine importanti e ci sta far parte anche di qualche delusione e rammarico».

Grandi cose e cose pessime in questa stagione:
«Non è un gruppo che si può permettere sei-sette giocatori fuori, che siano i centrali di difesa, i centrocampisti o i giocatori che si sono via via aggiunti. Abbiamo perso anche Pissardo, tra i migliori della Lega Pro, e Iocolano per nove partite nel girone d’andata. Non è una corazzata, ma una squadra che è stata fatta dal niente mettendo insieme ragazzi del territorio e presi lavorando giorno e notte per convincerli. Dopo un anno e mezzo abbiamo portato a casa un sesto posto, c’è una base buona per cercare di formare una squadra forte; vanno inseriti 4-5 giocatori “ignoranti” della categoria che sanno portare a casa le partite sporche».

Sembri sollevato:
«È normale che se non vengo qui lucido voi avete un papiro da scrivere. Mi sono preso il mio tempo per capire cosa dire e come dire, volevo dare anche un segnale ai miei giocatori. Non sono sollevato ma lucido, rammaricato perché è finita. Sono state le cose che ho ricevuto, metto tanto sulla bilancia e non posso essere incazzato, anche gli attacchi mi hanno fatto crescere».

Sul tracollo:
«Tanti ragazzi non hanno mai fatto i play off, serve grande esperienza per affrontare i novanta minuti. Alcuni non hanno staccato la spina, ma hanno sofferto di vertigini: quando arrivi a questo momento ti devi confermare, l’emblema è il secondo gol».

Sui cambi effettuati:
«Emmausso era l’unico attaccante, Lora stava iniziando a perdere lucidità, Masini l’ho spostare spesso e ha chiuso con i crampi. Sono dispiaciuto per Mangni, se l’avessi avuto così per due mesi avremmo fatto più punti».

Sulle scelte fatte durante il mercato:
«Sono da fare al diesse e alla proprietà, siamo l’unica squadra che ha anche smaltito dei costi durante il calciomercato. Se avevo chiesto determinati gioocatori? A inizio anno ho chiesto Minesso ed è stato preso Kaprof, ma io dò delle indicazioni di massima».

Cosa ti porti dietro?
«Sono contento e onorato di aver indossato questa maglia per un anno e mezzo, spero e credo che i rapporti andranno avanti anche se il mio lavoro qui non proseguirà».

Sono state settimane da separati in casa?
«Fosse stato così avrei già fatto le valigie, ma ricordo che sono l’allenatore più longevo dell’era Di Nunno a Lecco. Preferisco andare via piuttosto che essere sopportato».

Il rapporto con Fracchiolla proseguirà?
«Ma non siamo sposati eh… Ci siamo trovati qui e abbiamo fatto un lavoro migliore rispetto a quello di Francavilla, dove stanno cogliendo ancora i frutti. In questo anno e mezzo il lavoro è stato ottimo, oggi il Lecco è credibile anche a livello nazionale».

Ti senti pronto per la Serie B?
«Sono sempre pronto, ma ad oggi so solo della stima per quello che abbiamo finito. Fino al prossimo 30 giugno sarò l’allenatore del Lecco, non parlerò di altre squadre».

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